Chi vuole guardare bene la terra…

Questo libro nasce dal desiderio di condividere la scoperta e la conoscenza dei grandi alberi che vegetano nel nostro territorio con tutti coloro che, per motivi professionali o per puro diletto, sono interessati a incontrarli e a godere della loro presenza, curiosi di intraprendere un viaggio, forse un po’ insolito ma sicuramente avvincente. Sugli alberi, e in particolare sui ‘patriarchi verdi’, negli ultimi anni in Italia si sono spesi in molti, da chi si è interessato a farne un censimento regione per regione a chi si è occupato di tutelarne giuridicamente la presenza per assicurargli una lunga vita al riparo, non tanto, credo, dagli eventi naturali, quanto dall’indifferenza o da qualche mano distruttiva dell’uomo. I ‘patriarchi verdi’ o ‘alberi monumentali’ si ritengono tali quando rispettano alcune caratteristiche fisiche o quando fanno parte di contesti naturali, storici e paesaggistici di elevato valore, ma ogni albero, essendo principalmente un essere vivente, ha diritto di svolgere la sua esistenza per tutto il tempo dettatogli dalla sua specie e dall’avvicendarsi degli eventi naturali. Numerosi sono stati gli alberi segnalati per la realizzazione del libro, alcuni già conosciuti, altri suggeriti da esperti e appassionati ricercatori e certamente, quanto risultato, non rappresenta la piena consapevolezza del patrimonio vegetale esistente nel nostro territorio ma è pur un inizio per approfondire la ricerca.

Questo lavoro ha anche in qualche maniera ispirato l’impegno che la biblioteca ‘Montagne di Libri’ e Legambiente svolgono per le scuole, coinvolgendo intere scolaresche a partecipare, assumendo il ruolo di esperti botanici, alla compilazione di schede e alla rilevazione delle misure per conoscere questi grandi alberi e la loro storia e così hanno potuto incontrare, il cedro del Libano di villa Redenta di Spoleto, il platano della vecchia ferrovia Spoleto Norcia, il bosco sacro di Monteluco con i suoi lecci, l’olivo di Sant’Emiliano di Trevi, lu pinnocchio de lu cantante di Castel Ritaldi, il ginkgo biloba dell’Hotel dei Duchi di Spoleto, e così via. Per molte scuole la tradizionale Festa dell’Albero si è arricchita di nuove competenze pratiche e cognitive. D’altro canto conoscere il patrimonio verde all’interno delle città, dei paesi e nei luoghi naturali ha permesso di creare, per quanto possibile, degli itinerari dedicati non solo alla scoperta di questi alberi ma anche alle bellezze storico-architettoniche, paesaggistiche e alle tradizioni a loro legate. Pertanto, chi scrive, si augura che questa conoscenza possa far parte non solo di esperti o addetti ai lavori, ma soprattutto di tante persone che si appassionano alla frequentazione con questi particolari esseri viventi, testimoni silenziosi, ma non troppo delle vicende della storia. Inoltre ci si auspica che ciò che fin qui è stato fatto possa essere incrementato con ulteriori ricerche e segnalazioni. Doverosi sono i ringraziamenti da fare alle persone che hanno contribuito alla realizzazione di questa pubblicazione: ai soci di Legambiente, ai tanti ragazzi del Servizio Civile coinvolti, agli esperti dei Comuni e della Comunità montana dei Monti Martani Serano e Subasio e in particolare all’opera di continua segnalazione, incessante, nonostante la decisione di chiudere la pubblicazione per ovvii motivi di tempo legati al progetto editoriale, di Silvio Sorcini, appassionato, fotografo e vero ‘cercatore di alberi’.

Infine, per non dimenticare i tanti letterati e artisti che hanno scritto, dipinto e raccolto tutto ciò che concerne l’argomento, citiamo Italo Calvino, ispirato sembra, da un ontano ad Apricale recentemente individuato, nel creare quel magnifico personaggio che è il Barone Rampante, che visse per quasi tutta la vita sugli alberi, il quale dichiara che, «Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria», quale migliore punto di vista per allargare l’orizzonte visibile dell’occhio umano e non solo.

Simonetta Bandini, Legambiente Circolo di Spoleto