Prefazione

Osservare un albero monumentale, qualunque sia la specie di appartenenza, desta sempre ammirazione, stupore e rispetto.

Gli alberi monumentali sono i superstiti di paesaggi perduti e sono testimoni proiettati verso paesaggi futuri.

Sono capolavori della natura sopravvissuti al tempo e alle avversità. Radicati al suolo, svettano verso il cielo dominando il paesaggio circostante sia che si trovino in aperta campagna sia che siano relegati tra strade e palazzi, ultime tracce di antichi orti e giardini confinati nell’artificialità delle città.

Ognuno di essi è la manifestazione estrema dell’adattabilità della vita vegetale, scritta nei loro geni, e conserva impresso nel legno il ricordo delle passate stagioni.

L’importanza di questi alberi come patrimonio paesaggistico, genetico e culturale è sotto gli occhi di tutti; spesso, però, si dimentica come questi patriarchi verdi racchiudano e conservino anche importanti nicchie ecologiche, fondamentali per la vita di innumerevoli creature: microhabitat per funghi, muschi e licheni, per insetti, rettili, uccelli e piccoli mammiferi, rifugio per specie rare e minacciate, serbatoi di biodiversità.

La Legge Nazionale 14 gennaio 2013 n. 10, all’articolo 7, detta disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale, demandandone il censimento ai Comuni.

Trent’anni or sono, nel 1982, il Corpo Forestale dello Stato avviò il primo censimento nazionale degli alberi di notevole interesse con l’obiettivo di individuare e catalogare piante singole o in gruppi con caratteristiche di particolare rilievo come la dimensione, l’aspetto maestoso, la forma singolare e il valore storico. In anticipo rispetto al contesto nazionale la Regione Umbria, con la legge regionale 19 novembre 2001, n. 28, aveva previsto l’istituzione dell’elenco degli alberi di rilevante e peculiare interesse, elenco poi approvato e reso pubblico nel 2008.

Negli ultimi anni l’interesse per questi monumenti arborei è andato sempre aumentando e soprattutto è cresciuta la sensibilità di noi tutti verso questo patrimonio vivente. In questo quadro, il lavoro realizzato dalla Comunità montana dei Monti Martani, Serano e Subasio è la dimostrazione più evidente e concreta dell’entità, importanza e diffusione di tale patrimonio. Un lavoro che si configura, anche, come importante punto di partenza per l’ampliamento del censimento regionale nell’ambito della catalogazione prevista dalla citata normativa nazionale.

Questa iniziativa editoriale, però, va oltre il semplice censimento degli esemplari arborei individuati: evidenzia, infatti, per ciascuno di essi lo stretto legame con il territorio, con la storia, la cultura e le tradizioni popolari, diventandone parte integrante e talora fondante come accade per gli olivi di San Felice a Giano dell’Umbria e di Sant’Emiliano a Trevi, esemplari millenari ormai conosciuti entro e fuori regione.

L’idea di associare ogni ‘patriarca verde’ al suo ambiente e al suo territorio è il valore aggiunto di questo progetto editoriale, che pone a disposizione di tutti un utile e agile strumento per la conoscenza, la promozione e la valorizzazione di quest’area della nostra verde Umbria.

Concludo questa breve prefazione, ricordando l’importanza di lavori come questo realizzato dalla Comunità montana che, mettendo in rete luoghi, cultura e tradizioni e facendone apprezzare alcuni aspetti peculiari, contribuiscono a promuovere con efficacia itinerari di conoscenza di sicuro interesse e valore identitario nel tempo.

Francesco Grohmann, Dirigente del Servizio Foreste economia e territorio montano Regione Umbria