Euforbia

768 1024 Ambiente e Biodiversità
  • 3

Nome comune: euforbia cespugliosa
Specie:  Euphorbia characias L.

Famiglia: EUPHORBIACEAE

Pianta legnosa perenne con portamento cespuglioso, che si eleva fino a 120 cm e oltre, fiorisce dall’inverno alla primavera (gennaio-maggio), fino a 800-1000 m di quota; specie tipica  dell’area dell’Olivo. Dalla pianta, se spezzata, fuoriesce un latice caustico e irritante.

  • I fiori sono riuniti a formare un’infiorescenza il ciazio, che sembra a tutti gli effetti un fiore unico: una specie di corolla a forma di coppa racchiude il fiore femminile giallo e i fiori maschili ridotti ai soli stami.
  • Le foglie, lunghe fino a 9 cm, sono di colore verde-glauco e lanceolate, disposte a spirale nella parte superiore.
  • Il frutto è finemente peloso, profondamente solcato e diviene pendulo a maturità.

Nome comune: euforbia cipressina
Specie: Euphorbia cyparissias L.

Famiglia: EUPHORBIACEAE

Pianta erbacea, a ciclo biologico perenne; raggiunge l’altezza massima di 60 cm e fiorisce da maggio a giugno, fino a 1300-1400 m di quota. Dalla pianta, se spezzata, fuoriesce un latice caustico e irritante.

  • I fiori sono riuniti a formare un’infiorescenza chiamata ciazio, che sembra a tutti gli effetti un fiore unico: una specie di corolla a forma di coppetta. I ciazi sono disposti in ombrelle terminali con brattee lineari, libere, all’inizio gialle e poi rossastre quando i semi giungono a maturazione.
  • Le foglie sono di colore da verde chiaro a giallastro: lungo il fusto sono alterne e dense, talora inclinate verso il basso, lungo i rami sterili sono addensate a pennello.
  • Il fusto ipogeo è un rizoma legnoso, stolonifero, di colore bruno-rossastro; quello epigeo  è erbaceo, semplice o ramoso.
  • Il frutto è una capsula a tre logge, ciascuna contenente un solo seme.
  • Le radici sono secondarie da rizoma.

Nome comune: euforbia calenzuola, erba calenzuola
Specie: Euphorbia helioscopia L.

Famiglia: EUPHORBIACEAE

Pianta è una pianta annua con fusti pelosi, foglie spatolate ad apice dentato smarginato; raggiunge l’altezza massima di 30-40 cm e fiorisce praticamente tutto l’anno, fino a 1.200 ma anche sino a 1.800 m di quota. Dalla pianta, se spezzata, fuoriesce un latice caustico e irritante.

  • I fiori sono riuniti a formare un’infiorescenza chiamata ciazio, che sembra a tutti gli effetti un fiore unico: una specie di corolla a forma di coppetta. Ogni ciazio è circondato da brattee ovali di color verde-giallastro e contiene piccole ghiandole profumate che hanno il compito di attirare gli insetti. Le ombrelle sono a cinque rami più volte ramificati.
  • Le foglie sono alterne, glabre, più piccole in basso e progressivamente più grandi verso l’alto; l’apice è finemente dentato.
  • Il fusto è cilindrico, robusto, generalmente eretto, semplice, quasi sempre arrossato e con evidenti cicatrici dove le foglie sono cadute.
  • Il frutto è una capsula liscia non alata, di colore giallastro, composta da tre logge striate, trisolcate. I semi sono ovali, verrucosi, di colore marrone.  Il frutto di questa pianta è particolarmente pericoloso per il bestiame.
  • La radice è un fittone ramificato.

Nome comune: euforbia spinosa
Specie: Euphorbia spinosa L.

Famiglia: EUPHORBIACEAE

L’euforbia spinosa è una pianta cespugliosa alta 20-30 cm, fittamente ramosa, con rametti morti che rimangono persistenti nella pianta, induriti e spinescenti.

  • I fiori sono riuniti a formare un’infiorescenza chiamata ciazio, che sembra a tutti gli effetti un fiore unico: una specie di corolla a forma di coppetta. Le infiorescenze sono riunite in ombrelle terminali, composte da 3-5 raggi.
  • Le foglie sono sessili e intere, più o meno lineari.
  • I frutti sono capsule cilindriche e verrucose.
Tossicità

La caratteristica che lega tutte le euforbie è la presenza di un latice bianco e denso, caustico ed irritante.
Può provocare acute dermatiti con bruciori, infiammazioni, gonfiori alle mucose, vescicazioni ecc.
Si trova nelle foglie e nel fusto: dunque, schiacciando e rompendo queste parti delle euforbiacee fuoriuscirà questo liquido vischioso fortemente erosivo e bruciante.

Tutte le euforbiacee sono velenose con un quadro di intossicazione praticamente costante tra tutte le specie.

Curiosità

Le radici di alcune specie di euforbiacee, tra cui ricordiamo l’erba calenzuola e l’euforbia cipressina, erano usate in passato, nelle campagne, come purgante: trattamento davvero molto pericoloso.

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Euphorbia characias
Euphorbia characias (flowers).jpg
Euphorbia characias
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Ordine Malpighiales
Famiglia Euphorbiaceae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine
Famiglia Euphorbiaceae
Genere Euphorbia
Specie E. characias
Nomenclatura binomiale
Euphorbia characias
L., 1753

Euphorbia characias L., 1753 è una pianta della famiglia delle Euphorbiaceae, diffusa nel bacino del Mediterraneo.[1]

Descrizione

Euphorbia characias3.jpg

È un arbusto sempreverde con fusti alti fino a 120 centimetri, rossastri e spogli nella parte inferiore, verdi e pubescenti in quella superiore; se spezzati emettono un lattice irritante.[2][3]

Le foglie, lanceolate, lunghe fino a 9 cm, di colore verde-azzurro, sono disposte a spirale nella parte superiore dei rami.

L'infiorescenza è un ciazio con brattee di colore verdastre con evidenti nettari trapezoidali di colore bruno-violaceo, che formano un involucro a coppa attorno a un fiore femminile centrale di colore giallo, circondato da 5 fiori maschili ridotti ai soli stami. Fiorisce da gennaio ad aprile.

Il frutto è una capsula pelosa tricarpellare lunga circa 5 mm, che contiene tre semi di colore grigio-argenteo muniti di una caruncola conica.

Biologia

E. characias si riproduce per impollinazione entomogama ad opera di diverse specie di ditteri e imenotteri.[4]

La disseminazione di E. characias avviene con un doppio meccanismo: in un primo momento i semi vengono dispersi sul terreno con un meccanismo "balistico" che può portarli sino ad alcuni metri di distanza dalla pianta madre; successivamente l'opera di dispersione è completata da diverse specie di formiche che trasportano i semi all'interno dei loro formicai (mirmecocoria).[5][6] Tra le specie coinvolte in questo meccanismo di dispersione vi sono , , e .[7]

Distribuzione e habitat

L'areale di E. characias comprende l'Europa meridionale (penisola iberica, Francia - compresa la Corsica, Italia - comprese Sicilia e Sardegna, penisola balcanica), l'Asia minore e il Nord Africa (Marocco e Libia).[8]

Vegeta in ambienti di macchia mediterranea e gariga, su terreni aridi e soleggiati, fino a 1000 m di altitudine.

Tassonomia

Sono state descritte le seguenti sottospecie:[9]

  • Euphorbia characias subsp. characias L.
  • Euphorbia characias subsp. wulfenii (Hoppe ex W.D.J.Koch) Radcl.-Sm., 1968

Note

  1. ^ Euphorbia characias, in World Checklist of Selected Plant Families, Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 16 aprile 2013.
  2. ^ Banfi E.,Consolino F., La Flora Mediterranea, De Agostini, 2005, p.100, ISBN 9788841861912.
  3. ^ Il lattice irritante, come quello della chelidonia, veniva utilizzato per far seccare porri e verruche (F.Mearelli e C.Tardelli, Maremma mediterranea in "Erboristeria domani", luglio-agosto 1995).
  4. ^ Blancafort X and Gómez C, Consequences of the Argentine ant, Linepithema humile (Mayr), invasion on pollination of Euphorbia characias (L.) (Euphorbiaceae) (PDF), in Acta Oecologica 2005; 28: 49–55.
  5. ^ Gómez C and Espadaler X, Seed dispersal curve of a Mediterranean myrmecochore: Influence of ant size and the distance to nests (PDF) [collegamento interrotto], in Ecological Research 1998; 13: 347-354.
  6. ^ Espadaler X and Gómez C, Falling or Movement of Seeds and the Presence of an Elaiosome: Its Effect on Ant Reaction (Hymenoptera: Formicidae) in a Myrmecochorous Species, Euphorbia characias (Euphorbiaceae) (PDF) [collegamento interrotto], in Sociobiology 1997; 30(2): 175-183.
  7. ^ Espadaler X and Gómez C, Soil surface searching and transport of Euphorbia characias seeds by ants, in Acta Oecol. 1997; 18: 39–46, DOI:10.1016/S1146-609X(97)80079-3.
  8. ^ Euphorbia characias [collegamento interrotto], in GRIN Database. URL consultato il 15 aprile 2013.
  9. ^ Euphorbia characias, in World Checklist of Selected Plant Families, Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 16 aprile 2013.

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Euforbia cipressina
Euphorbia cyparissias ENBLA01.jpeg
Euphorbia cyparissias
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi I
Ordine Malpighiales
Famiglia Euphorbiaceae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine
Famiglia Euphorbiaceae
Genere Euphorbia
Specie E. cyparissias
Nomenclatura binomiale
Euphorbia cyparissias
L., 1753
Nomi comuni

Erba cipressina
Erba lattona

L'euforbia cipressina (nome scientifico Euphorbia cyparissias L., 1753) è una pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae.

Etimologia

L'epiteto specifico (cyparissias) fa riferimento al portamento della pianta che ricorda vagamente (non tenendo conto delle dimensioni) i cipressi.
In tedesco questa pianta si chiama Zypressen-Wolfsmilch; in francese si chiama Euphorbe faux-cyprès; in inglese si chiama Cypress Spurge.

Morfologia

Il portamento
Località : Praloran, Limana (BL), 319 m s.l.m. - 19 aprile 2008

Sono piante a ciclo biologico perenne. L'altezza media va da 15 a 40 cm (massimo 60 cm). Tutta la pianta è glabra e di colore verde-glauco. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante erbacee con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve dotate di un asse fiorale eretto con poche foglie.

Radici

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un rizoma legnoso, a volte ramificato e di colore bruno-rossastro. Il rizoma è stolonifero.
  • Parte epigea: nella parte aerea i fusti sono erbacei (non legnosi); possono essere semplici oppure ramosi appena sotto l'ombrella fiorifera con diversi rami tutti sterili. La parte basale può assumere un colore rossastro e contemporaneamente perdere le foglie dopo l'infiorescenza.

Foglie

Foglie di un fusto sterile

Le foglie cauline lungo il fusto sono alterne, disposte densamente e in modo patente oppure inclinate verso il basso; mentre quelle dei rami sterili sono a consistenza setacea e addensate a pennello. Il colore spesso può essere giallastro, altrimenti è verde chiaro. Le lamine delle foglie (ma anche delle brattee) hanno i bordi interi. La forma in genere è strettamente lineare. Dimensione delle foglie : larghezza 1–3 mm; lunghezza 10–20 mm.

Infiorescenza

Infiorescenza
Località : Visome (BL), 350 m s.l.m. - 6 aprile 2007

L'infiorescenza delle “euforbie” e quindi di questa pianta è diversa da quella delle altre Angiosperme e si chiama ciazio (= coppa da spumante), chiamata anche “pseudanzio”. Consiste in cinque brattee glabre saldate tra di loro e di colore verde più chiaro rispetto alle foglie sottostanti. La loro funzione è quella di protezione dei fiori interni : per questo motivo una tale struttura viene spesso chiamato involucro similmente all'involucro delle Asteraceae. Queste brattee è quello che rimane del perianzio dei fiori maschili. In quattro insenature, tra le dentellature delle cinque brattee, emergono in evidenza dei corpi ghiandolari (generalmente quattro – il quinto a volte è mancante) a forma di semiluna, colorati di giallo e contenenti delle sostanze nettarifere per attirare gli insetti pronubi. Le corna delle mezzelune sono allungate e quasi sempre convergenti.
All'interno della coppa trovano posto dei fiori maschili e femminili. In realtà i fiori maschili sono diversi (fino a 5 e più) ma ridotti al solo stame. Mentre la parte femminile è rappresentata da un unico fiore centrale con una forma simile ad una calice lungamente pedicellato fino ad essere incurvato durante la fruttificazione; anche questo fiore è ridotto, cioè privo degli altri verticilli fiorali (calice, corolla e androceo) rimanendo solo il gineceo.
I ciazi sono disposti in ombrelle terminali, di tipo “pleiocasio” o “cima multipara” ossia a più di due raggi, in questo caso i raggi sono 12 - 15 ognuno dei quali con ulteriori divisioni dicotome, ossia con due ciazi terminali (= infiorescenza “dicasiale”). Raramente può essere presente anche una seconda divisione “dicasiale”. Alla base dell'ombrella non sono presenti delle brattee ma delle foglie simili a quelle caulinari. Mentre a protezione dei ciazi sono presenti due larghe brattee cordate (o reniformi), libere (non sono saldate alla base). Queste ultime hanno un colore giallastro e alla fine fioritura spesso diventano rossastre. Questa unione di fiori unisessuati può facilmente essere scambiata per un singolo fiore ermafrodita; in effetti questa disposizione in rapporto agli insetti impollinatori differisce molto poco dai normali fiori ermafroditi della altre Angiosperme.[1][2][3].

Fiore

Il ciazio
Arrossamento delle brattee
Località : Zelant, Mel (BL), 761 m s.l.m. - 12/05/2007

I fiori sono unisessuali (solo parte maschile e parte femminile) e monoici, ridotti all'essenziale (sono presenti solo gli organi strettamente riproduttori – quindi il perianzio è assente). Diametro del fiore 8 – 12 mm.

A 1, G (3) (supero)[4]

Frutti

Il frutto è una capsula “tricocca”a tre logge monosperme (a un solo seme) e quindi contenente in totale tre semi. La forma della capsula è profondamente triloba. La forma dei semi invece è ovoidale e “caruncolata” (con protuberanze). Queste protuberanze emergenti derivano direttamente dall'ovulo nel quale inizialmente erano delle escrescenze del tessuto della placenta utilizzate durante la fecondazione da parte del polline[3]. La disseminazione avviene per esplosione della capsula (fino a 5 m di distanza). La superficie delle capsula è rugosa, mentre i semi sono grigi e lisci. L'endosperma è abbondante e i cotiledoni sono grandi. La dimensione della capsula è 3 mm.

Distribuzione e habitat

  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Centro - Europeo.
  • Diffusione: in Italia è diffusa al nord e al centro (più comune sui rilievi e meno frequente in pianura). Sui rilievi e pianure europee è comune ovunque (escluse le Alpi Dinariche); si trova anche nell'America settentrionale (ma probabilmente per introduzione antropica attorno al 1860).
  • Habitat: l'habitat tipico per questa pianta sono i prati aridi e incolti, i margine dei boschi e delle strade, ma anche nelle zone ad arbusteti. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo, con pH neutro del terreno che può avere anche valori nutrizionali bassi ma mediamente secco.
  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1500 m s.l.m. (massimo 2500 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e in parte subalpino.

Fitosociologia

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[5]:

Formazione: comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
Classe: Festuco-Brometea

Sistematica

La famiglia di appartenenza dell'“Euforbia cipressina” (Euphorbiaceae) è un gruppo vegetale abbastanza numerosa, organizzato in 303 generi per un totale di circa 6700 specie[3].
Il genere di appartenenza (Euphorbia) è molto numeroso e comprende circa 2100 specie, diffuse soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali dell'Africa e dell'America, ma anche nelle zone temperate di tutto il mondo. Una ottantina di queste specie sono proprie della flora italiana.
Il genere delle "Euphorbie" essendo molto numeroso viene suddiviso in diversi sottogeneri. La pianta di questa scheda appartiene al sottogenere Anisophyllum, caratterizzato dall'avere le appendici dell'involucro a coppa di tipo petaloideo ossia colorate come i petali e capaci di secernere del nettare[1].

Variabilità

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Euphorbia cyparissias L. var. esuloides DC.
  • Euphorbia cyparissias var. major Boiss. (1862)

Ibridi

Nell'elenco che segue sono indicati alcuni ibridi interspecifici :

  • Euphorbia × figertii Dörfler - Ibrido fra : E. cyparissias e E. esula subsp. esula
  • Euphorbia × gayeri Borsos & Soó (1925) – Ibrido fra : E. cyparissias e E. tommasiniana
  • Euphorbia × pseudoesula Schur (1853) – Ibrido fra : E. cyparissias e E. esula

Sinonimi

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Esula cupressina S.F. Gray (1821)
  • Esula cyparissias (L.) Haw. (1812)
  • Euphorbia esuloides Ten. (1831)
  • Galarhoeus cyparissias (L.) Small ex Rydb. (1932)

Specie simili

  • Vill. (1786) – Euforbia graminifolia : la disposizione delle foglie e dell'infiorescenza è molto simile all' “Euforbia” di questa scheda; differisce comunque in quanto è molto poco ramosa e le foglie sono più rade e sottili; inoltre non è presente sul suolo italiano, al massimo si può trovare al confine con la Francia.

Usi

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
  • Sostanze presenti: tutta la pianta contiene un lattice biancastro, amaro e appiccicoso, ma tossico e irritante anche al semplice contatto con la pelle; nelle radici sono presenti inoltre delle resine, gomme (caucciù) e oli vari.
  • Proprietà curative: le sue foglie trovano impiego come vescicante, mentre la radice ha una fortissima azione purgativa. Per quest'ultima proprietà probabilmente è evitata dagli animali da pascolo; viene quindi considerata una specie infestante dei campi e dei prati. Questo anche per la facilità (e velocità) di propagazione di tipo vegetativo tramite stoloni.

Altro

Foglie colpite dal parassita Uromyces pisi

La Euphorbia cyparissias può essere attaccata dalla “ruggine del pisello”: Uromyces pisi DC (1805) (un fungo parassita dell'ordine degli “Uredinales”, sottoclasse “Uredomycetidae”, classe “Basidiomycetes”, sottoregno “Mycobionta”, regno-dominio “Eucarioti[3]). La penetrazione in queste piante viene fatta ad opera dei “picnidi” ricettacoli di cui il “micelio” (parte esterna del corpo fruttifero del fungo parassita) è provvisto. Le piante colpite non producono fusti fertili, ma solo fusti sterili con foglie spesse e corte e di colore giallastro[3].

Galleria d'immagini

Note

  1. ^ a b Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  3. ^ a b c d e Eduard Strasburger, Trattato di Botanica., Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 14 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  5. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 179.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 49, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 1014.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 826-829, ISBN 88-7287-344-4.

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Euforbia calenzuola
Euphorbia helioscopia2.jpg
Euphorbia helioscopia
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi I
Ordine Malpighiales
Famiglia Euphorbiaceae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine
Famiglia Euphorbiaceae
Genere Euphorbia
Specie E. helioscopia
Nomenclatura binomiale
Euphorbia helioscopia
L., 1753
Nomi comuni

Erba calenzuola
Erba verdona

L'euforbia calenzuola (nome scientifico Euphorbia helioscopia L., 1753) è una pianta erbacea e annuale, appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae.

Etimologia

L'etimologia del nome generico è controversa. Da un lato lo scrittore latino Plinio (Como, 23– Stabia, 79) c'informa che la parola ”Euphorbia” deriva da un medico, di nome appunto ”Euforbio”, cerusico di corte del re Giuba del regno della Mauritania; ma d'altra parte considerando la derivazione di questo vocabolo dal greco si viene a sapere che con ”Euphorbium” s'indicavano le piante (che ora noi conosciamo sotto il genere considerato) che producevano un succo latteo caustico e velenoso utilizzato nella medicina di allora[1]. In altri testi si cita un medico greco di nome “Euphorbus” che per primo usò questa pianta nella medicina. Ma anche ”Euphorbia” potrebbe derivare da ”Euphorbius” che è formato da due parole: ”eu” (= buono) e ”phorbe”, (= pascolo o da foraggio), il cui significato finale potrebbe essere "ben nutrito"[2].
Deve invece il suo nome specifico (helioscopia) da due parole greche ”helios” (= sole) e ”skopein” (= guardare) perché le sue infiorescenze si volgono sempre verso il sole (fatto da verificare) come i girasoli.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Euphorbia amygdaloides) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
In tedesco questa pianta si chiama: Sonnenwend-Wolfsmilch; in francese si chiama: Euphorbe réveille-matin; in inglese si chiama: Sun Spurge.

Morfologia

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
Località: Val Belluna (BL), 350 m s.l.m. - 30/03/2008

l'”Euforbia calenzuola” è alta circa 10 – 40 cm. Tutta la pianta è glabra. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), ossia sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme e sono munite di asse fiorale eretto con poche foglie.

Radici

La radice è di tipo fibroso (o fittone) e ramificata. Dimensione delle radici: diametro 3 - 5 mm; lunghezza 7 – 10 cm.

Fusto

Il fusto è unico, cilindrico e ascendente (dei peli patenti possono essere presenti nella parte alta). Il colore è rossastro. Diametro del fusto: 3 – 7 mm.

Foglie

Le foglie sono semplici, hanno una forma obovata o obcuneata (a forma di cucchiaio), e sono seghettate finemente all'apice che è arrotondato. Lungo il fusto sono disposte in modo opposto ma anche spiralato. Dimensioni delle foglie inferiori: 6 – 12 mm; quelle superiori sono grandi il doppio: larghezza 0,5 – 1,5 cm; lunghezza 1 – 3,5 cm.

Infiorescenza

Infiorescenza
Località: Val Belluna (BL), 350 m s.l.m. - 30-03-2008

L'infiorescenza delle “euforbie” e quindi di questa pianta è diversa da quella delle altre Angiosperme e si chiama ciazio (= coppa da spumante), chiamata anche “pseudanzio”. Consiste in cinque brattee glabre verdastre e lisce, saldate a forma lievemente campanulata. La loro funzione è quella di protezione dei fiori interni: per questo motivo una tale struttura viene spesso chiamata involucro similmente all'involucro delle Asteraceae. Queste brattee è quello che rimane del perianzio dei fiori maschili. In quattro insenature, tra le dentellature delle cinque brattee, emergono in evidenza dei corpi ghiandolari (sono generalmente quattro – il quinto è mancante) a forma ovale; sono colorati di giallo scuro e contengono delle sostanze nettarifere per attirare gli insetti pronubi.
All'interno della coppa trovano posto dei fiori maschili e femminili. In realtà i fiori maschili sono diversi (fino a 5 e più) ma ridotti al solo stame. Mentre la parte femminile è rappresentata da un unico fiore centrale con una forma simile ad un calice lungamente pedicellato fino ad essere incurvato durante la fruttificazione; anche questo fiore è ridotto, cioè privo degli altri verticilli fiorali (calice, corolla e androceo) rimanendo solo il gineceo.
I ciazi sono disposti in ombrelle terminali, di tipo “pleiocasio” o “cima multipara” ossia a più di due raggi, in questo caso i raggi normalmente sono 5 (lunghi 2 – 4 cm) ognuno dei quali con ulteriori divisioni dicotome, ossia con due ciazi terminali (= infiorescenza “dicasiale”). Può essere presente anche una seconda divisione “dicasiale”. Alla base dell'ombrella sono presenti delle foglie (spesso in numero uguale ai raggi). Anche queste di forma obovata-oblunga con margini dentati. Mentre a protezione dei ciazi sono presenti due larghe brattee giallastre simili alle foglie superiori. Sono sessili e libere (non sono saldate alla base). Queste brattee sono obovata ed hanno il bordo dentellato come le foglie caulinari con apice arrotondato.
Questa unione di fiori unisessuati può facilmente essere scambiata per un singolo fiore ermafrodita; in effetti questa disposizione in rapporto agli insetti impollinatori differisce molto poco dai normali fiori ermafroditi della altre Angiosperme.[1][3][4]. Dimensioni delle foglie dell'ombrella: larghezza 0,8 – 1,4; lunghezza 3 – 4 cm. Dimensione delle brattee triangolari alla base del ciazio: larghezza 15 mm; lunghezza 13 mm. Dimensione dell'involucro: 2 x 2,5 mm.

Fiore

I fiori sono unisessuali (solo parte maschile e parte femminile) e monoici, ridotti all'essenziale (sono presenti solo gli organi strettamente riproduttori – quindi il perianzio è assente). Diametro dei ciazi: 10 – 20 mm.

A 1, G (3) (supero)[5]

Frutti

Il frutto

Il frutto è una capsula “tricocca” a tre logge monosperme (a un solo seme) e quindi contenente in totale tre semi. La forma dei semi invece è ovoidale e “caruncolata” (con protuberanze). Queste protuberanze emergenti derivano direttamente dall'ovulo nel quale inizialmente erano delle escrescenze del tessuto della placenta utilizzate durante la fecondazione da parte del polline[4]. La disseminazione avviene per esplosione della capsula . La superficie delle capsula è liscia, mentre i semi sono irregolarmente rugosi. L'endosperma è abbondante e i cotiledoni sono grandi. Dimensione della capsula: 3 mm; dimensione dei semi: 2 mm.

Distribuzione e habitat

  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Cosmopolita, o più precisamente Eurasiatico.
  • Diffusione: è comune su tutto il territorio. Anche sulle Alpi è presente ovunque. Sui rilievi e nelle pianure europee è altrettanto comune (escluse le Alpi Dinariche). È comune anche in Asia.
  • Habitat: è considerata pianta infestante ed è comune nei campi coltivati (e incolti) ma anche nei giardini ed orti di città ed in tutti gli ambienti rurali. Il substrato preferito è sia calcareo che calcareo-siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1200 m s.l.m. (massimo 1800 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e in parte quello subalpino.

Fitosociologia

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione : delle comunità terofiche pioniere nitrofile
Classe : Stellarietea mediae
Ordine : Papaveretalia rhoeadis

Sistematica

La famiglia di appartenenza dell'“Euforbia calenzuola” (Euphorbiaceae) è un gruppo vegetale abbastanza numeroso organizzato in 303 generi per un totale di circa 6700 specie[4].
Il genere di appartenenza (Euphorbia) è molto numeroso e comprende circa 2100 specie, diffuse soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali dell'Africa e dell'America, ma anche nelle zone temperate di tutto il mondo. Una ottantina di queste specie sono proprie della flora italiana.
Il genere delle "Euphorbie" essendo molto numeroso viene suddiviso in diversi sottogeneri. La pianta di questa scheda appartiene al sottogenere Anisophyllum, caratterizzato dall'avere le appendici dell'involucro a coppa di tipo petaloideo ossia colorate come i petali e capaci di secernere del nettare[1].

Variabilità

Questa specie è polimorfa nei seguenti caratteri:

  • portamento: normalmente è eretto, ma a volte può essere prostrato;
  • altezza: si possono avere forme nane;
  • fusto: l'arrossamento può essere più o meno evidente;
  • foglie e brattee: spesso acquistano un colore giallo chiaro;
  • capsule: a maturazione a volte arrossiscono lateralmente.

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Euphorbia helioscopia L. fo. litoralis (Hurus.) Oudejans (1993)
  • Euphorbia helioscopia L. fo. major (Mutel) Oudejans (1993)
  • Euphorbia helioscopia L. proles helioscopioides (Loscos & Pardo) Rouy (1910)
  • Euphorbia helioscopia L. subsp. dominii (Röhl.) K. Malý (1908)
  • Euphorbia helioscopia L. subsp. helioscopia
  • Euphorbia helioscopia L. subsp. helioscopioides (Loscos & Pardo) Nyman (1881)
  • Euphorbia helioscopia L. subsp. helioscopioides (Loscos & Pardo) P. Fourn. (1936)
  • Euphorbia helioscopia L. subsp. hiemalis Khokhr. (1989)
  • Euphorbia helioscopia L. var. haussknechtii (Boiss.) Boiss. (1879)
  • Euphorbia helioscopia L. var. major Mutel (1836)

Sinonimi

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Euphorbia dominii Rohlena (1905)
  • Euphorbia helioscopioides Loscos & Pardo (1863)
  • Galarhoeus helioscopius (L.) Haw
  • Tithymalus helioscopia (L.) Hill

Specie simili

  • Euphorbia geniculata Ortega: è una specie originaria dell'America tropicale che però sta naturalizzandosi in Sicilia; si differenzia per le foglie che sono lungamente picciolate ed hanno dimensioni più grandi (fino a 8 cm di lunghezza), mentre quelle superiori avvolgono le ombrelle[3].
  • Euphorbia cuneifolia Guss. : il portamento è molto simile alla specie di questa scheda; si differenzia nella base delle foglie che è allargata in due orecchiette abbraccianti il picciolo.

Usi

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
  • Sostanze presenti e proprietà: tutta la pianta contiene un lattice biancastro, amaro e appiccicoso, ma tossico e irritante anche al semplice contatto con la pelle. Sembra che la linfa sia cancerogena. Nella medicina popolare questa pianta trova impiego come vermifuga (elimina in genere i vermi intestinali) e febbrifuga (abbassa la temperatura corporea) (proprietà delle foglie) e antielmintica (elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti) (proprietà della radice); mentre anticamente l'olio dei semi si usava come purgante (ma dati i suoi effetti energici ora non viene più usato)[7]. Il lattice veniva inoltre impiegato per lenire gli effetti delle punture d'insetto[8].

Galleria d'immagini

Note

  1. ^ a b c Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ Botanical_names, su calflora.net. URL consultato il 12 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 10 giugno 2010).
  3. ^ a b Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  4. ^ a b c Eduard Strasburger, Trattato di Botanica., Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 17 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  6. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.
  7. ^ Plants For A Future, su pfaf.org. URL consultato il 17 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2009).
  8. ^ Il rimedio è citato anche nell'opera Suor Angelica di G. Puccini, libretto di G. Forzano: "Ecco, questa è calenzòla: col latticcio che ne cola le bagnate l'enfiagione..."

Bibliografia

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 179.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 42, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 1004.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 826-829, ISBN 88-7287-344-4.

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàNDL (ENJA00871185
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