{"id":13017,"date":"2021-08-31T16:35:35","date_gmt":"2021-08-31T14:35:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/?p=13017"},"modified":"2021-09-19T09:15:54","modified_gmt":"2021-09-19T07:15:54","slug":"le-miniere-di-lignite-in-umbria-un-po-di-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/le-miniere-di-lignite-in-umbria-un-po-di-storia\/","title":{"rendered":"01 &#8211; Le miniere di Lignite in Umbria: un po&#8217; di storia"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column]<h5 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-line grve-h5\" style=\"\"><span>A partire dal XVI secolo si ebbe un crescente interesse verso gli studi naturalistici. Gi\u00e0 nel 1546 Agricola pubblic\u00f2 il suo \u2018De Natura Fossilium\u2019, con osservazioni sul mondo naturale e sui fossili. La natura organica di tali resti divenne oggetto di un ampio dibattito che ebbe tra gli assertori pi\u00f9 convinti Gerolamo Cardano e il francese Bernard Palissy. La ricca collezione di questi, in particolare, conteneva numerosi pezzi di legno fossile, un materiale che destava grande curiosit\u00e0 perch\u00e9 considerato ancora misterioso e ambiguo...<\/span><\/h5><div class=\"grve-element grve-dropcap\" style=\"\"><p><span class=\"grve-style-1 grve-bg-primary-1\">L<\/span>\u2019area mineraria pi\u00f9 importante \u00e8 stata senza dubbio quella di Morgnano (Spoleto), con i cantieri Orlando, Santa Croce, San Silvestro, Sant&#8217;Angelo, Uncinano.<br \/>\nNumerosi pozzi di estrazione giungevano fino a quasi 400 metri di profondit\u00e0, con centinaia di chilometri di gallerie che si intersecavano da Sant&#8217;Angelo in Mercole fino a Maiano; una teleferica portava il minerale dai cantieri di Bastardo fino a Morgnano, ove una ferrovia mineraria serviva tutta l\u2019area di coltivazione, connettendola alla rete ferroviaria statale.<br \/>\nNell\u2019area di Morgnano, in corrispondenza del cantiere centrale, si svilupp\u00f2 praticamente una cittadina, con numerosi impianti (tramogge, essiccatoi, cava di argilla, fornace per mattoni, officina elettrica, infermeria, mensa), di cui oggi restano ancora alcune testimonianze, progressivamente deteriorate dal tempo e dall\u2019oblio.Da questo fiorire di studi nacque in Italia, per volont\u00e0 del principe Federico Cesi, duca di Acquasparta, l\u2019Accademia dei Lincei, societ\u00e0 scientifica dedita agli studi naturalistici, che ebbe tra i suoi membri anche Galileo Galilei.<br \/>\nNel 1637 Francesco Stelluti, accademico dei Lincei e amico del Principe Cesi, diede alle stampe il \u2018Trattato del legno fossile minerale \u2013 nuovamente scoperto, nel quale brevemente si accenna la varia, e mutabil natura di detto legno rappresentatovi con alcune figure, che mostrano il luogo dove nasce, la diversit\u00e0 dell\u2019onde, che in esso si vedono, e le sue cos\u00ec varie, e meravigliose forme\u2019. <\/p><\/div>[vc_column_text]La preparazione del trattato \u00e8 precedente al 1635 e si inserisce nel clima di fervore scientifico per i fenomeni naturali, e in particolare per il legno fossile, diffuso tra i Lincei e i naturalisti francesi dell\u2019epoca. L\u2019opera, dopo una lettera dedicatoria al Cardinale Barberini, \u00e8 composta da una breve introduzione nella quale vengono illustrate le motivazioni della ricerca, l\u2019oggetto e il luogo delle analisi; segue l\u2019esame particolareggiato dei reperti fossili con le varie interpretazioni sulla loro origine. Il testo del trattato \u00e8 molto breve, mentre \u00e8 ricchissima l\u2019iconografia, composta da tredici splendide tavole realizzate dallo Stelluti, che dimostra di possedere una notevole capacit\u00e0 nel disegno e un grande spirito di osservazione. Le tavole hanno il valore di documentazione scientifica e non di ricerca estetica.<br \/>\nL\u2019intero studio risponde agli intendimenti di Federico Cesi di impegnare i Lincei su temi di scienze naturali, tra cui quello dei fossili e in particolare dei metallofiti, ovvero i fossili con caratteristiche simili sia a metalli e minerali sia a vegetali.<br \/>\nIl Cesi aveva avuto occasione di rinvenire molti legni fossili presso il suo castello di Acquasparta e alla luce di ci\u00f2 chiese la collaborazione dello Stelluti per intraprendere la ricerca.<br \/>\nL\u2019interpretazione che questi d\u00e0 sull\u2019origine dei fossili non presenta novit\u00e0 nel panorama delle ricerche dell\u2019epoca, ma si rivela molto interessante soprattutto per la metodologia scientifica seguita nello studio di tale fenomeno naturale.<br \/>\nSul finire del XVIII secolo, l\u2019economia di Spoleto sembr\u00f2 conoscere nuovi impulsi.<br \/>\nIl fatto che alla secolare Amministrazione pontificia si fosse sostituita la straripante efficienza della Francia napoleonica e che la citt\u00e0 fosse stata prescelta come capitale del vasto Dipartimento del Trasimeno, indusse a sperare in un periodo di prosperit\u00e0 economica.<br \/>\nLe inchieste ordinate dal governo francese allo scopo di conoscere la situazione sociale ed economica dei territori amministrati segnano l\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 moderna. A redigere queste minuziose indagini e a rispondere ai questionari formulati, per questa lontana provincia dell\u2019Impero, fu lo spoletino Pietro Fontana.<br \/>\nUn personaggio di notevole cultura e rigore morale, tenuto in grande considerazione sia come scienziato, sia come amministratore della cosa pubblica. Insieme allo scienziato perugino Luigi Canali, egli percorse in lungo e in largo il Dipartimento raccogliendo dati sul patrimonio artistico, sulla botanica, la geologia, l\u2019agricoltura, l\u2019industria, ecc.<br \/>\nDedic\u00f2 particolare cura alla raccolta di segnalazioni di affioramenti di combustibili fossili che riteneva indispensabili come fattore di sviluppo economico. L\u2019unica industria estrattiva conosciuta allora in Umbria era, infatti, quella della limonite di Monteleone di Spoleto.<br \/>\nImportanti affioramenti di lignite furono rinvenuti in vari punti a nord-ovest di Spoleto, tra la riva sinistra del torrente Marroggia e le falde dei Monti Martani, fin dalla prima met\u00e0 del XIX secolo.<br \/>\nIn particolare, nel letto del torrente Trepentino, alla quota di circa 300 metri sul livello del mare, le acque avevano posto a nudo la testata di un banco di legno minerale. Gli abitanti del luogo, pur conoscendone le propriet\u00e0 di combustibile non gli davano alcuna importanza, perch\u00e9 i loro fabbisogni erano pi\u00f9 che soddisfatti dal legno che derivava dai ricchi boschi della zona.[\/vc_column_text]<div class=\"grve-element grve-dropcap\" style=\"\"><p><span class=\"grve-style-1 grve-bg-primary-1\">F<\/span>u soltanto dopo il 1870 che si cominci\u00f2 a parlare della possibile utilizzazione del banco lignitifero: un tale Federico Donati fece esaminare alcuni campioni della testa del banco e pens\u00f2 di trarne profitto per usi industriali. La dichiarazione di scoperta della miniera detta di Morgnano-S. Croce, in corrispondenza delle frazioni omonime, fu rilasciata dal Distretto minerario di Roma nel marzo del 1881. <\/p><\/div>[vc_column_text]Si costitu\u00ec immediatamente la Societ\u00e0 carbonifera di Spoleto, diretta dal prof. Giovanni Moro di Cesena. In quello stesso anno, la Societ\u00e0, allo scopo di far conoscere maggiormente l\u2019ottima qualit\u00e0 del suo prodotto, prese parte all\u2019Esposizione di Milano vi invi\u00f2 un masso compatto di lignite del peso di 18 tonnellate, tagliato nella miniera di Morgnano S. Croce.<br \/>\nIl trasporto di questo gigante di legno, il primo di tanta mole a una esposizione e che fu premiato con una medaglia di bronzo, fu per la citt\u00e0 un avvenimento straordinario:<br \/>\n\u00ab&#8230; Sparsasi la voce che il masso era per giungere alla stazione, una folla immensa di<br \/>\ncittadini con a capo il concerto civico, che spontaneo prese la lodevole iniziativa, con molte<br \/>\nfiaccole si rec\u00f2 ad incontrare il masso enorme ad un chilometro circa fuori della porta Leonina; giunto il corteggio ai S.S. Apostoli si scoperse alla vista di tutti il masso sovra cui erano stati inalberati con gentil pensiero, la bandiera tricolore e la bandiera spoletina e facevan di s\u00e9 bella mostra lo stemma di Cesena, patria dell\u2019Ing. Moro e lo stemma di Spoleto\u00bb.<br \/>\nFigura centrale delle nuove ricerche fu quella del prof. Arpago Ricci, professore di fisica e chimica nell\u2019Istituto tecnico di Spoleto.<br \/>\nQuesti nel 1881 avvi\u00f2 studi approfonditi, in particolar modo nel territorio di Sant\u2019Angelo in Mercole. Al ter-mine dell\u2019indagine territoriale, condotta con cin-quanta perforazioni, il Professore arriv\u00f2 alla conclusione che la lignite di questa zona \u00ab&#8230; fosse, almeno per l\u2019origine, la prosecuzione al sud di quella di S. Croce, e situata pi\u00f9 verso le sponde meridionali di quel gran lago, in fondo al quale in migliaia di secoli deve essersi moltiplicata e poi seppellita cotanta vegetazione&#8230;\u00bb.<br \/>\nAncor pi\u00f9 affascinante \u00e8 la narrazione degli indizi che accompagnarono i ritrovamenti del combustibile fossile: \u00ab&#8230; ciascuno dei 2 banchi di lignite veniva preannunciato da un odore di bitume, di cui era imbevuta la terra che allo stesso banco sovrastava, odore tanto pi\u00f9 spiccato quanto maggiormente questa si trovava contigua al fossile\u00bb.<br \/>\nL\u2019attenzione per questo combustibile fossile cresceva anche a livello nazionale: \u00abComunque sia \u00e8 certo che il Cav. G. Jervis sin dal 1879 d\u00e0 notizia pubblicamente dei depositi combustibili principali sparsi in Italia, e fra i medesimi annovera quelli umbri, dei quali avr\u00e0 forse ancora dei campioni nel R. Muse Industriale di Torino di cui \u00e8 intelligentissimo Conservatore, e che recisamente assegna al pliocene. Cita in proposito la lignite di Valperino presso Citt\u00e0 di Castello rappresentata da due banchi, l\u2019uno di 1,80 m, e l\u2019altro di 1,45 m; quella di Campo Letame a 11 chilometri da Foligno e formata di un banco di 2,50 m; quella di Colle d\u2019Oro e 2 chilometri da Terni data da 2 banchi, l\u2019uno della potenza di 1,75 m, e l\u2019altro di 1,30 m separati da circa 15 m di argilla; quella di Aspra giacente in 3 banchi, il primo di 3 m, e gli altri due di 0,35 m di potenza; accenna ad altre scoperte di lignite fatte a Costacciaro, a Bevagna, a Montefalco, a Limigiana, ad Acquasparta, a Todi, a Narni, a Guardea, ad Alviano, ad Amelia, a Capitone, a Montecastrilli, n\u00e9 poteva far menzione di queste spoletine, oggid\u00ec pi\u00f9 importante di tutte, perch\u00e9 in quel turno di tempo incominciava solo ad occuparsene alcuno dei tanti scopritori, che da vari lustri vagamenti e senza pr\u00f2 pare che qua e col\u00e0 l\u2019avessero notata\u00bb.<br \/>\nNelle ligniti umbre, sin dagli inizi delle esplorazioni, furono rinvenuti interessanti resti di mammalofauna fossile.<br \/>\nMolti di questi pezzi entrarono a far parte della collezione del Conte Francesco Toni, che nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento realizz\u00f2 un\u2019importante raccolta geopaleontologica con cui costitu\u00ec a Spoleto un Museo di Scienze Naturali. Nelle \u2018Memorie\u2019 del volume VII degli \u2018Atti della Societ\u00e0 Toscana di Scienze Naturali\u2019, il prof. Dante Pantanelli descrive e classifica alcuni denti di vertebrati fossili trovati nelle miniere di Morgnano, che il Toni aveva ricevuto in dono dal prof. Giovanni Moro, che di quelle stesse miniere, come sappiamo, era il Direttore. Nel vol. MDCCLXXXVIII degli Studi Geologici dell\u2019Accademia Spoletina, Francesco Toni racconta che \u00ab&#8230; i denti erano stati tutti rinvenuti tra la legnite, un metro circa, sotto la sua superficie, dopo aver tolto il cappello ghiaioso e terroso &#8230;\u00bb; ed ancora ricorda che il prof. Moro gli fece dono di \u00ab&#8230; quattro bellissimi saggi della cava di legnite di S. Croce, uno dei quali formava il grande blocco mandato all\u2019esposizione di Milano nell\u2019anno 1881 &#8230;\u00bb, di cui abbiamo gi\u00e0 detto.<br \/>\nNel 1884 si pervenne alle dichiarazioni di scoperta di due nuove miniere: quella di Sant\u2019Angelo in Mercole e quella di Uncinano-S. Silvestro, nello stesso bacino in cui era stata aperta la miniera di Morgnano-S. Croce. Tutte queste miniere, verso il 1884, passarono alla Societ\u00e0 Civile Mineraria Appennina, che ne continu\u00f2 i lavori. Un importante fatto nuovo modific\u00f2 profondamente l\u2019avvenire delle miniere di Spoleto, la cui gestione si era rivelata particolarmente difficile fin dai primissimi anni di attivit\u00e0 per le scarse capacit\u00e0 imprenditoriali delle Societ\u00e0 esercenti.<br \/>\nIl 10 marzo 1884 nacque, infatti, la Societ\u00e0 degli Altiforni Acciaierie e Fonderie di Terni, la pi\u00f9 impor-tante industria siderurgica italiana dell\u2019epoca e soprattutto la prima ed unica industria nazionale impegnata nella produzione del materiale bellico necessario alla difesa nazionale.<br \/>\nDalla nascita delle Acciaierie di Terni, le miniere di lignite di Spoleto ebbero cos\u00ec assicurato il proprio avvenire industriale, perch\u00e9 la lignite da esse estratta sarebbe stata utilizzata come combustibile nei forni Martin dello stabilimento ternano.<br \/>\nIn tutto il territorio umbro-laziale erano comunque note varie manifestazioni di lignite, che furono in pi\u00f9 tempi oggetto d\u2019interesse per l\u2019estrazione del minerale, in special modo per il fabbisogno energetico delle Acciaierie.<br \/>\nQueste nella prima met\u00e0 del Novecento acquisirono varie concessioni di ricerca e coltivarono le miniere pi\u00f9 interessanti, come rappresentato nella cartografia allegata, tratta da una monografia della Societ\u00e0 Terni del 1935.<br \/>\nFurono centinaia le domande di concessione di ricerca concentrate nei territori di Acquasparta, Massa Martana e Montecastrilli, che il direttore generale della Societ\u00e0 degli Altiforni sollecit\u00f2 al prefetto di Perugia affinch\u00e9 venissero accolte.<br \/>\nNel 1917 erano attive le miniere di Massa Martana, Collesecco, Rosaro e Aspra.<br \/>\nL\u2019organizzazione dei cantieri era ovunque carente e spesso la lignite era trasportata alle stazioni pi\u00f9 vicine con carri a buoi; l\u2019incremento di produzione, comunque, faceva fronte alle maggiori esigenze della \u201cTerni\u201d.<br \/>\nNei comuni di Giano e di Gualdo Cattaneo erano presenti vari affioramenti di lignite che furono coltivati con le miniere di Fontivecchie, Acquarossa, Somigno e Collesecco.<br \/>\nLa miniera di Fontivecchie, attiva fin dai primi decenni del Novecento, riprese in pieno la sua attivit\u00e0 nel 1936, quando pass\u00f2 in concessione alla Societ\u00e0 Termoelettrica Umbra, che ne utilizzava le ligniti per la centrale termoelettrica del Bastardo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale nella miniera lavoravano circa 300 operai.<br \/>\nIn questi stessi anni la \u2018Terni\u2019 assunse il controllo della Termoelettrica Umbra e la gestione diretta della miniera, utilizzandone il minerale per le proprie necessit\u00e0 produttive. Il minerale estratto dalle miniere di Fontivecchie e Acquarossa era trasportato al Bastardo da una ferrovia mineraria che correva lungo la valle del Puglia.<br \/>\nLa \u2018Terni\u2019 dopo la realizzazione dell\u2019impianto di essiccazione di Morgnano, avendo ormai il controllo delle miniere di Bastardo, progett\u00f2 una teleferica, della lunghezza di 17 chilometri ed una capacit\u00e0 di 100 tonnellate orarie, per trasportare il minerale fino al cantiere Orlando, da dove poteva essere caricato e spedito su convogli ferroviari fino alle Acciaierie.<br \/>\nIl progetto fu realizzato soltanto nel dopoguerra e rimase in funzione fino al 1955, anno in cui le miniere del Bastardo furono dismesse e la Termoelettrica Umbra posta in liquidazione.[\/vc_column_text]<div class=\"grve-element grve-dropcap\" style=\"\"><p><span class=\"grve-style-1 grve-bg-primary-1\">F<\/span>u soltanto dopo il 1870 che si cominci\u00f2 a parlare della possibile utilizzazione del banco lignitifero: un tale Federico Donati fece esaminare alcuni campioni della testa del banco e pens\u00f2 di trarne profitto per usi industriali. La dichiarazione di scoperta della miniera detta di Morgnano-S. Croce, in corrispondenza delle frazioni omonime, fu rilasciata dal Distretto minerario di Roma nel marzo del 1881. Anche a Dunarobba era nota la presenza di lignite, di cui aveva gi\u00e0 parlato lo Stelluti nel suo \u2018Trattato del legno fossile minerale&#8230;\u2019.<br \/>\nSolo nel XX secolo, per\u00f2, nacque l\u2019interesse alla sua coltivazione e durante la prima guerra mondiale, per breve tempo, l\u2019impresa De Sanna inizi\u00f2 il prelievo del minerale nei pressi dell\u2019attuale fornace di Dunarobba. <\/p><\/div>[vc_column_text]Nel 1929 la societ\u00e0 \u2018Giulio Santi\u2019 di Spoleto invi\u00f2 a Dunarobba l\u2019ing. Baratto per organizzare lo sfruttamento del giacimento di lignite su criteri pi\u00f9 razionali.<br \/>\nGi\u00e0 nel primo anno furono impegnati per l\u2019estrazione della lignite pi\u00f9 di 50 operai.<br \/>\nNel 1933 la miniera si spost\u00f2 ad Est della fornace e con l\u2019approntamento di 4 discenderie (\u2018Linda\u2019, \u2018Eraldo\u2019, \u2018Santo Polo\u2019, \u2018Campo Rotondo\u2019) ne fu incrementata la produzione.<br \/>\nLa lignite, caricata su vagoni ferroviari nelle stazioni di Acquasparta e Narni, era inviata in diverse localit\u00e0 italiane.<br \/>\nDurante la seconda guerra mondiale si arriv\u00f2 ad estrarre fino a 300 mc di materiale al giorno e i dipendenti salirono a circa 600. Nel periodo di massimo sfruttamento si verific\u00f2 un grave incidente, nel quale persero la vita 3 operai.<br \/>\nDopo la guerra, per motivi di mercato, si ebbe un drastico ridimensionamento della struttura che venne dismessa nel 1952.<br \/>\nAnaloga sorte subirono tutte le concessioni minori, che anticiparono di pochi anni la chiusura delle miniere di Spoleto, avvenuta nel 1962.[\/vc_column_text]<div class=\"grve-element grve-dropcap\" style=\"\"><p><span class=\"grve-style-1 grve-bg-primary-1\">L<\/span>\u2019interesse per l\u2019estrazione della lignite comunque continu\u00f2 con l\u2019attivit\u00e0 di alcuni piccoli imprenditori, tra questi ricordiamo Albino Frongia, valente tecnico minerario di origine sarda, che lavor\u00f2 come dipendente della Soc. Montecatini in varie miniere italiane (Calceranica, Montevecchio e Ribolla). Dal 1947 fu dapprima responsabile e poi titolare di una miniera presso Massa Martana. Come imprenditore, attiv\u00f2 numerosi permessi di ricerca nella media valle del Tevere, tra cui citiamo Monte-castro e S. Faustino di Massa Martana, Montenero, Vasciano, Camerata, Due Santi, Trentacoste, Ponte Martino e Fosso Chiusena di Todi, Duna-robba di Avigliano e da ultimo Fontevecchia di Gualdo Cattaneo.<\/p><\/div><blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Nel nostro territorio le ultime miniere di lignite in attivit\u00e0 sono state coltivate a cielo aperto nei giacimenti di Fontivecchie e Acquarossa tra il 1992 e il 1998 per l&#8217;approvvigionamento della centrale Enel di Pietrafitta.<\/p><\/blockquote>[\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>QUESTO POST \u00c8 TRATTO DA: <a href=\"https:\/\/www.montagneaperte.it\/wp-content\/uploads\/GEOLOGIA-MINIERE\/QuaderniLST_capitolostoria.pdf\">RIFERIMENTI STORICI &#8211; <em>Miniere di lignite in Umbria <\/em>[QUADERNI DEL LABORATORIO DI SCIENZE DELLA TERRA nn. 2-3\/2006], VOLUME A CURA DI BRUNO MATTIOLI<\/a><br \/>\nCAPITOLO CURATO DA: Bruno Mattioli, Lamberto Gentili, Tiziana Ravagli<\/p><\/blockquote>[\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]La preparazione del trattato \u00e8 precedente al 1635 e si inserisce nel clima di fervore scientifico per i fenomeni naturali, e in particolare per il legno fossile, diffuso tra i Lincei e i naturalisti francesi dell\u2019epoca. 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