{"id":13103,"date":"2021-10-09T22:53:08","date_gmt":"2021-10-09T20:53:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/?p=13103"},"modified":"2021-10-16T11:25:08","modified_gmt":"2021-10-16T09:25:08","slug":"la-tragedia-del-vajont-per-non-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/la-tragedia-del-vajont-per-non-dimenticare\/","title":{"rendered":"LA TRAGEDIA DEL VAJONT: PER NON DIMENTICARE"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column]<h6 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-line grve-h6\" style=\"\"><span>9 ottobre 2021, ore 22 e 53 minuti: a 58 anni dai tragici eventi che cambiarono per sempre quei luoghi al confine tra Veneto e Friuli, ricordiamo ancora una volta, senza mai stancarci, la tragedia del Vajont. Perch\u00e9 certe sciagure non devono essere dimenticate, perch\u00e9 certe sciagure devono rimanere nel ricordo di tutti, con un pensiero e una certezza: la natura va rispettata, sempre! Insieme alla vita!<\/span><\/h6><div class=\"grve-element grve-hr grve-dashed-line-divider\" style=\"\"><\/div><blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p><em><b>Erano le 22 e 53 minuti del 9 ottobre 1963: di l\u00ec a poco morirono 1910 persone<\/b><\/em>.<br \/>\nGente di montagna al confine tra Veneto e Friuli.<br \/>\nGente abituata a lavorare duramente e a faticare, giorno dopo giorno, per la sopravvivenza quotidiana.<\/p><\/blockquote><div class=\"grve-element grve-dropcap\" style=\"\"><p><span class=\"grve-style-1 grve-bg-primary-1\">G<\/span>ente che aveva detto che se quel monte si chiama &#8216;TOC&#8217; \u00e8 perch\u00e9 quel monte \u00e8 &#8216;sfatto&#8217; e quella zona viene gi\u00f9 a &#8216;tocchi&#8217;, \u00e8 perch\u00e9 nelle rocce c\u2019\u00e8 qualcosa di &#8216;marcio&#8217;, di &#8216;zuppo&#8217;\u2026<\/p><\/div>[vc_column_text]<em><strong>E non erano solo gli abitanti della zona a sostenerlo\u2026<\/strong><\/em>[\/vc_column_text]<blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>&#8230; note di un disastro annunciato!<\/p><\/blockquote>[vc_column_text]Circa due anni prima, nonostante tutto, nonostante pi\u00f9 di un dubbio sollevato da alcuni studi, ben presto contraddetti e superati da altri, era entrata in funzione la diga: un\u2019opera d\u2019ingegneria moderna che fu vanto dell\u2019Italia intera; un\u2019opera considerata \u2018necessaria\u2019 per produrre l\u2019energia elettrica appena nazionalizzata, vanto dell\u2019Italia che si avviava verso il suo primo boom economico.[\/vc_column_text]<blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Nel 1959, ad esempio, una relazione geologica aveva evidenziato l\u2019esistenza sotto il monte TOC di una enorme massa in movimento\u2026<\/p><\/blockquote><div class=\"grve-element grve-dropcap\" style=\"\"><p><span class=\"grve-style-1 grve-bg-primary-1\">L<\/span>\u201911 aprile di quell\u2019anno maledetto, l\u2019opera era stata messa a regime per il collaudo e il livello dell\u2019invaso aveva raggiunto e superato quota 710 metri sul livello del mare. <\/p><\/div><blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Quell\u2019opera ha un nome: diga del Vajont.<\/p><\/blockquote>[vc_column_text]L\u2019uomo che l\u2019ha progettata, l\u2019ing. Carlo Semenza della SADE, mor\u00ec senza vederla in funzione.[\/vc_column_text]<blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Erano le 22 e 53 minuti del 9 ottobre 1963 quando una frana di roccia di circa due chilometri quadrati di superficie e 260 milioni di metri cubi di volume si stacc\u00f2 dalle pendici del monte TOC per cadere nell\u2019invaso del Vajont.<\/p><\/blockquote>[vc_column_text]<\/p>\n<h6>50 milioni di metri cubi di materiale solido e liquido che si innalzarono, ergendosi con la loro potenza esplosiva e mortale.<br \/>\nCirca la met\u00e0 di quella massa d\u2019acqua scavalc\u00f2 la diga, per abbattersi nella valle sottostante e distruggere ben 7 paesi: Longarone, Pirago, Ma\u00e8, Rivalta, Villanova, Fa\u00e8, Codissago, Castellavazzo.<br \/>\nL\u2019altra met\u00e0 si diresse verso l\u2019alto e spazz\u00f2 via tante vite dalle frazioni di Erto e Casso, da tante case e borghi sparsi di quelle montagne friulane.<br \/>\nQualcuno ha giustamente detto che dopo quell\u2019evento la geografia dei luoghi, gi\u00e0 sconvolta dalla realizzazione della diga, cambi\u00f2 per sempre.<\/h6>\n<p>[\/vc_column_text]<div class=\"grve-element grve-dropcap\" style=\"\"><p><span class=\"grve-style-1 grve-bg-primary-1\">N<\/span>essuno volle dare voce a quella gente che sapeva perch\u00e9 quel monte si chiamava &#8216;TOC&#8217; se non una giornalista, Tina Merlin, che prest\u00f2 la sua penna a quel pugno di contadini e montanari rimanendo essa stessa inascoltata: l\u2019annuncio di una tragedia mai creduta fino in fondo, fino all\u2019epilogo mortale.<br \/>\nUna giornalista che per quella sua determinazione, per l\u2019ostinazione a voler salvare quel mondo, quelle povere case e quel pugno di persone, fu denunciata per \u00abdiffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l\u2019ordine pubblico\u00bb e processata, ma, alla fine, assolta dal Tribunale di Milano (almeno questo, quale esile tributo alle vittime di quell\u2019immane tragedia).<\/p><\/div><blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Erano le 22 e 53 minuti del 9 ottobre 1963 e morirono 1910 persone.<br \/>\nDal boato alla morte passarono solo pochi minuti.<\/p><\/blockquote>[vc_column_text]Fuori era buio e l\u2019onda travolse tutto, da una parte Longarone e gli altri 6 paesi in provincia di Belluno, dall\u2019altra Erto e Casso (in parte gi\u00e0 evacuati per una frana precedente), tante case e borghi sparsi oggi in provincia di Pordenone.[\/vc_column_text]<blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Dopo, non ci fu altro se non rabbia, pianto e dolore.<br \/>\nL\u2019acqua spazz\u00f2 via tutto.<br \/>\nSpazz\u00f2 via uomini, donne, vecchi e bambini, spazz\u00f2 via le loro case, spazz\u00f2 via quei bar di paese dove un telecronista stava raccontando una partita d\u2019altri tempi: Real Madrid contro Glasgow Rangers.<\/p><\/blockquote>[vc_column_text]Le cronache ci narrano di una massa d\u2019acqua che si abbatt\u00e9 sulle case, anticipata da un vento sempre pi\u00f9 intenso, sempre pi\u00f9 umido, da un crescendo di rumori che lasci\u00f2 agli abitanti di Longarone la consapevolezza amara che la tragedia si stava compiendo, senza pi\u00f9 speranza di salvezza, senza pi\u00f9 alcuna possibilit\u00e0 di sfuggire a quella morte annunciata, ma forse, anch\u2019essa, mai creduta fino in fondo.<br \/>\nEppure, qualche ora prima lo stesso Alberico Biadene, direttore costruzioni della Sade, la ditta del disastro, che quell\u2019opera aveva sempre difeso, si accorse che qualcosa di drammatico sarebbe presto accaduto e forse egli stesso prov\u00f2 qualcosa di simile alla paura e prov\u00f2 anche a convincere se stesso e chi comandava a intervenire prima che fosse troppo tardi, a evacuare quei paesi che meno di 24 ore dopo sarebbero stati spazzati via per sempre. Ma ancora una volta chi decise, non scelse la vita.[\/vc_column_text]<blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Alla fine una sola cosa rimase quasi indenne in quei luoghi al confine tra Veneto e Friuli, testimone, ancora oggi, di quel dramma tutto italiano: la diga, prima realizzata, poi messa in esercizio, infine collaudata sino alla quota maledetta, superando i 700 m stimati di sicurezza.<\/p><\/blockquote>[vc_column_text]I giornalisti di allora ebbero difficolt\u00e0 a capire e a raccontare nell\u2019immediatezza dell\u2019evento quell\u2019immane tragedia, a descrivere il luogo ove si era compiuta.<br \/>\nQuando i primi soccorritori arrivarono, c\u2019era ben poco da salvare: erano morti quasi tutti e ovunque vi era solo distruzione; ovunque, vi era soltanto l\u2019odore acre della morte, della rabbia e del dolore.[\/vc_column_text][vc_column_text]<\/p>\n<h6>Con immutata angoscia, continuiamo a ricordare l\u2019arroganza e il cinismo di chi ha voluto dapprima realizzare in quel luogo un\u2019opera grandiosa, infine ha voluto metterla in esercizio nonostante tutto, nonostante quel pugno di contadini e montanari, nonostante la voce di quella giornalista determinata, nonostante i tanti problemi, le frane gi\u00e0 avvenute, i mille avvertimenti, nonostante il monte TOC.<\/h6>\n<p>[\/vc_column_text]<blockquote class=\"grve-element\" style=\"\"><p>Con immutato dolore, vogliamo ricordare ancora una volta i 1910 esseri umani, uomini e donne, vecchi e bambini, che perirono in quel disastro annunciato e mai creduto, fino alla fine, fino all\u2019epilogo mortale.<br \/>\nCon loro vogliamo ricordare anche i 10 caduti sul lavoro, morti durante gli anni di costruzione della diga.<br \/>\nVogliamo ricordare tutto questo perch\u00e9 tragedie come quelle del Vajont devono farci capire che la natura va rispettata: sempre! Insieme alla vita!<\/p><\/blockquote><h5 class=\"grve-element grve-align-left grve-title-no-line grve-h5\" style=\"\"><span>Abbiamo pubblicato la prima stesura di questo post il 9 ottobre 2013, in occasione del 50\u00b0 anniversario della tragedia del Vajont. E non ci stancheremo mai di ricordare quegli eventi e di ripubblicare anche sui nostri canali social questo nostro piccolissimo contributo\u2026 Anno dopo anno per non dimenticare!<\/span><\/h5>[\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"grve-element grve-gallery grve-isotope grve-gallery-popup\" style=\"\" data-gutter=\"yes\" data-type=\"3-columns\" data-layout=\"fitRows\"><div class=\"grve-isotope-container\"><div class=\"grve-isotope-item \"><a href=\"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2021\/10\/Vajont_foto_color.jpg\"><figure class=\"grve-image-hover grve-zoom-in\"><div class=\"grve-media grve-dark-overlay grve-opacity-60\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"560\" height=\"560\" src=\"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2021\/10\/Vajont_foto_color-560x560.jpg\" class=\"attachment-grve-image-small-square size-grve-image-small-square\" alt=\"La diga del Vajont, in una rara foto a colori d&#039;epoca [tratta da WIKIPEDIA - CC BY-SA 4.0 - ph. VENET01 (Opera propria)]\" srcset=\"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2021\/10\/Vajont_foto_color-560x560.jpg 560w, https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2021\/10\/Vajont_foto_color-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2021\/10\/Vajont_foto_color-80x80.jpg 80w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/div><figcaption><h6 class=\"grve-title grve-dark\">La diga del Vajont, in una rara foto a colori d&#8217;epoca [tratta da WIKIPEDIA &#8211; CC BY-SA 4.0 &#8211; ph. VENET01 (Opera propria)]<\/h6><span class=\"grve-caption grve-dark\">La diga del Vajont, in una rara foto a colori d&#8217;epoca [tratta da WIKIPEDIA &#8211; CC BY-SA 4.0 &#8211; ph. VENET01 (Opera propria)]<\/span><\/figcaption><\/figure><\/a><\/div><\/div><\/div>[\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]E non erano solo gli abitanti della zona a sostenerlo\u2026[\/vc_column_text][vc_column_text]Circa due anni prima, nonostante tutto, nonostante pi\u00f9 di un dubbio sollevato da alcuni studi, ben presto contraddetti e superati da altri, era entrata in funzione la diga: un\u2019opera d\u2019ingegneria moderna che fu vanto dell\u2019Italia intera; un\u2019opera considerata \u2018necessaria\u2019 per produrre l\u2019energia elettrica appena nazionalizzata, vanto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13109,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[584,163,585],"tags":[],"class_list":["post-13103","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-fuori-luogo","category-geologia","category-geositi-e-geodiversita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13103","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13103"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13103\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13120,"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13103\/revisions\/13120"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13109"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13103"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13103"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montagneaperte.it\/ambienteebiodiversita\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13103"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}