Itinerario alla scoperta della miniera di monte Birbone (miniera di Terargo)

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Itinerario: Itinerario alla scoperta della miniera di monte Birbone
Distanza: 4,1 km ca. – sola salita (considerare altrettanti per la discesa)
Dislivello salita: 305 m ca. (itinerario solo andata, da Forca Capistrello al sito della miniera di monte Birbone)
Dislivello discesa: 170 m ca. (itinerario solo andata, da Forca Capistrello al sito della miniera di monte Birbone)
Tempo: 1 ore 30 minuti ca. (itinerario solo andata, da Forca Capistrello al sito della miniera di monte Birbone)
Difficoltà: E
Rilevatore: Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci [rilevato con GPS, Montana]
Autore della scheda: Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci

È (in parte) segnalato sul terreno – segnavia CAI

Si consiglia di non entrare all’interno della miniera, specialmente se sprovvisti di casco e torcia! Più che un consiglio, la nostra è una RACCOMANDAZIONE, che vale sempre ma soprattutto in periodi di attività sismica (e la Valnerina, come noto è un’area storicamente caratterizzata da intensa sismicità, con eventi intensi anche recenti che tutti noi, purtroppo, conosciamo). Aggiungiamo che le immagini relative all’interno della miniera le abbiamo scattate, in particolare, in occasione di una escursione organizzata da geologi esperti della società IntGeoMod (che ha curato, tra gli altri, il progetto di valorizzazione e promozione dei Geoitinerari in Valnerina), ai quali va il nostro ringraziamento per la bella opportunità che ci hanno offerto permettendoci di conoscere questo ambiente particolare di monte Birbone.

L’itinerario qui proposto è una bella camminata, non troppo faticosa, che ci conduce dalla Forca Capistrello (m 1183 s.l.m.) – lungo la SP 471 che collega Sant’Anatolia di Narco a Monteleone di Spoleto, superato il paesino di Gavelli – sino al vecchio sito della miniera di monte Birbone – nota come miniera di Terargo (uno dei geositi del Parco Geologico della Valnerina, quota 1330 m s.l.m.) – lungo un percorso di particolare interesse naturalistico e geologico.
Si snoda in gran parte tra bellissimi boschi, costituiti in prevalenza di faggi.
Quello di Terargo è probabilmente il luogo più importante e interessante tra i siti della Valnerina in cui si svolse l’estrazione di minerali ferrosi tra il XV e il XVIII secolo.

Il sito minerario si trova sul fianco sud-orientale di monte Birbone.
Non lontano segnaliamo la Fonte di Terargo (vedi toponimo, carta topografica IGM, quota m 1239 s.l.m.), utilizzata per abbeverare il bestiame al pascolo, e il fosso omonimo (fosso Terargo).

Da questa area di antiche miniere di ferro fu estratto il minerale con il quale furono realizzati due cancelli (laterali medi) della basilica di San Pietro (conosciuti come ‘cancelli di papa Urbano VIII’), nonché quelli che in origine chiudevano il Pantheon a Roma; questi ultimi furono, successivamente, rimossi e utilizzati presso l’abbazia di Casamari (Veroli – Frosinone). Una incisione ricorda il luogo di provenienza del ferro con cui furono forgiati: ‘ex fundinis Montis Leonis’.
Nel sito www.monteleonedispoletoeventi.it leggiamo che: «Da un’analisi effettuata nel 1940 presso i laboratori del CNR di Roma, il minerale estratto aveva la seguente composizione: Residuo insolubile 23,20 – Ferro 57,60 (pari al 40,32% di Fe) – Manganese 5,60 (pari al 4,03% di Mn).»
I fluidi mineralizzanti che hanno dato luogo al sito minerario di Terargo (monte Birbone) sono risaliti dalle profondità della montagna seguendo le linee di discontinuità rappresentate dalle faglie principali, sino quasi a raggiungere la superficie del monte.
Per questo motivo, la coltivazione dell’antica miniera si è sempre mantenuta a poca profondità dalla superficie della montagna; presentava un accesso principale, un vano di maggiori dimensioni e derivazioni varie, gran parte delle quali sono ormai seppellite da frane e smottamenti, per una lunghezza complessiva di circa 30 m.
Il minerale ferroso era estratto con la forza delle braccia dai minatori, utilizzando semplici picconi di cui si notano ancora i segni sulle pareti; le mineralizzazioni sono in piccola parte ancora visibili in corrispondenza delle fratture presenti nei sedimenti calcarenitici (in cui si sono concentrati i fluidi idrotermali e, quindi, gli stessi minerali ferrosi).
Richiamiamo a tal proposito quanto riportato nell’ebook redatto da IntGeoMod, dedicato ai ‘Geoitinerari in Valnerina’: «Le mineralizzazioni sono principalmente costituite da ossidi ed idrossidi di ferro e manganese e potrebbero essere legate alla presenza di fondali marini litificati giurassici (noti come hardground), qui presenti nell’area in rocce più antiche in profondità».

Da visitare…

Gavelli è un piccolo castello tardo-medioevale. All’interno del paese si trova la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, con affreschi di Giovanni di Pietro, detto ‘Lo Spagna’, datati al 1492.

Per approfondire un po'...

Dal sito di IntGeoMod: ‘Geoitinerari in Valnerina’

Download itinerario

L’itinerario può essere scaricato per utilizzarlo con i dispositivi GPS, le applicazioni GPS dei dispositivi Android, iOS, ecc., e per elaborarlo con i più diffusi software GIS.

Prima di intraprendere ogni nuovo cammino, ti invitiamo a leggere le 'AVVERTENZE PER L’USO DEI PERCORSI PROPOSTI'.

Il modello di rappresentazione dell'itinerario derivante da Google Maps sopra visualizzata può differire nella lunghezza rispetto a quanto rilevato sul terreno. Per questo ti invitiamo a fare riferimento ai dati tecnici della scheda.

Per un percorso di ancor più ampio respiro, avendo a disposizione un’intera lunga giornata primaverile-estiva, suggeriamo di abbinare questo percorso alla salita al Montino.

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