Roverella – Montefalco, la Polzella di Fabbri

1024 498 Patriarchi Verdi. Itinerari in Valle Umbra
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Nome botanico della specie: Quercus pubescens Willd.
Circonferenza tronco: 3,85 m 
Altezza pianta: 28-30 m (circa)
Ampiezza chioma: 27-29 m (circa, nelle due direzioni di maggiore ampiezza della chioma stessa)
Stato di salute (a vista): buono
Altitudine (m s.l.m.): 215
Rilevatore/autore della scheda: Giampaolo Filippucci, Raffaello Ravagli, Tiziana Ravagli

Questa bella quercia si trova  a Polzella di Fabbri, dopo avere attraversato i ponti di Casco dell’Acqua che superano il torrente Marroggia, la Fiumicella Trevana e il fosso Cocogne.

Siamo in prossimità dell’edicola votiva conosciuta come Madonna della Valle; in particolare, la pianta censita si trova allineata con tante altre roverelle in un magnifico filare che delinea con la sua presenza questo lembo di Valle Umbra, tra Trevi e Montefalco, lungo la strada che con qualche breve digressione collega tante belle frazioni della nostra pianura, come Fabbri, San Luca e via dicendo. La Madonna della Valle, in particolare, ci appare durante il nostro peregrinare come una minuscola chiesuola di campagna, con un’ampia apertura a sesto acuto sovrastata da un semplice campaniletto: è ancora oggi molto venerata dagli abitanti del luogo, che continuano ad abbellirne i contorni con piante verdi in vaso e fiori freschi; a testimonianza di una fede ancora viva, vi sono pietre adibite a seduta che invitano il viandante a un momento di riposo, raccoglimento e preghiera. All’interno vi è conservato un moderno quadretto, che Silvestro Nessi, nel ‘nostro’ volume dedicato alle Edicole sacre del territorio della Comunità montana dei Monti Martani e del Serano (2008) ha definito di «nessun valore artistico». L’iscrizione sulla facciata principale ci ricorda, infine, che la costruzione votiva fu fondata circa 80 anni or sono, nel 1937, e restaurata più recentemente nel 1995.

Un altro punto di interesse, nei dintorni di questa roverella, è rappresentato dal così detto bottino (o botte) del Fumicello dei Prati.
Si tratta di un’antica opera idraulica, realizzata nell’ambito delle bonifiche della Valle Umbra risalenti al XIX secolo [Paolo Buonora, La Valle Umbra. Genesi e trasformazione di un sistema idraulico (secoli XVI-XIX), 1994].
In pratica il Fiumicello dei Prati, unitosi al fosso Padule, dopo avere ‘corso’ per un tratto parallelo alla Fiumicella Trevana, con questa ‘botte’ viene fatto passare sotto il torrente Tatarena e, quindi, spostato di fatto in sinistra idrografica di quest’ultimo.
La ‘botte’ idraulica più importante e conosciuta della Valle Umbra è, probabilmente, la così detta ‘botte dell’Occhio’, in prossimità del ponte omonimo, tra Casevecchie e Casco dell’Acqua; l’opera è ricordata da una grande epigrafe in marmo inserita nel muro dell’opera che sorregge la sponda destra dello stesso corso d’acqua. Con questo condotto il ramo di sinistra del fiume Clitunno passa sotto il Marroggia-Tatarena, non lontano dal punto in cui questi torrenti si uniscono nel Teverone.
Il secondo ramo del fiume Clitunno scorre, quindi, parallelo e in sinistra idrografica del torrente Teverone per diversi chilometri, verso la Torre di Montefalco; qui alimenta un molino, tanto che nel tempo fu denominato anche Forma del Molino di Montefalco. Continua, infine, verso Bevagna, nei cui pressi confluisce definitivamente nel Teverone-Timia.

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