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13 maggio 2016, Scuola secondaria di primo grado ‘D. Alighieri’, Spoleto, classe I

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Viaggio di conoscenza lungo il fiume Clitunno, partendo dalle fonti che lo originano, non lontane dal Tempietto sul Clitunno sino all’opera di ingegneria idraulica conosciuta come ‘ponte-canale’ o ‘botte dell’Occhio’ e ancora oltre fino alla Torre di Montefalco e all’antico molino che qui è ancora possibile ammirare.

Un modo per apprezzare l’ambiente della Valle Umbra seguendo parte dei 16 km lungo i quali si svolge il percorso del fiume Clitunno, con rimandi continui tra storia, ambiente, natura, cultura.

Un’occasione per apprezzare la nostra valle e il fiume che l’attraversa da vari punti d vista e tenendo conto dei seguenti diversi criteri di osservazione e studio:

  • criterio geologico – vengono spiegate le caratteristiche del corso d’acqua, illustrando lo svolgersi del Clitunno lungo la pianura alluvionale e presentando il sistema collinare-montuoso Serano-Brunette che rappresenta il ‘serbatoio’ di questo piccolo, ma importantissimo fiume
  • criterio geografico-idrografico – il fiume Clitunno è presentato nella sua qualità di ‘fiume’ in un contesto, la Valle Umbra, percorsa da tantissimi corsi d’acqua, la maggior parte dei quali è a carattere torrentizio e frutto degli interventi di bonifica dell’uomo
  • criterio storico – è illustrata, in particolare, l’evoluzione del Clitunno e in generale quella dei tantissimi corsi d’acqua che scorrono nella pianura, con le modifiche prodotte dall’uomo che, nei secoli, hanno profondamente inciso sull’aspetto della nostra Valle; un rapido viaggio di conoscenza attraverso le principali opere di bonifica
  • criterio naturalistico – sono presentate le principali specie di piante e animali che vivono lungo il corso del fiume Clitunno

Una passeggiata per iniziare a conoscere anche i ‘patriarchi verdi’ che con la loro presenza arricchiscono il nostro territorio, per capire cosa sono gli alberi monumentali e quanto sia importante imparare a riconoscerli per salvaguardarli: patrimonio fondamentale della nostra biodiversità.
Come il bellissimo cipresso calvo delle paludi che vegeta in queste suggestive Fonti. Il cipresso calvo appartiene alla famiglia delle Cupressacee ed è originario delle zone paludose della Florida e del Golfo del Messico. La caratteristica di questa pianta è che è una delle poche conifere che perde le foglie. Prende il nome dal genere Taxodium che richiama l’aspetto simile a quello della pianta del tasso. È una specie decisamente longeva (può raggiungere i 1000 anni di età); nei nostri ambienti è stata introdotta a scopo ornamentale, generalmente in prossimità di laghetti e corsi d’acqua.
In autunno, dopo aver assunto una colorazione rossastra anche molto intensa, le foglie aghiformi cadono insieme ai rametti che le sorreggono, lasciando l’albero spoglio: da qui nasce il nome comune di cipresso calvo.

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