02. L’acquedotto medievale di Trevi

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L'antico acquedotto di Trevi

Un lavoro sulle fonti storiche e sulle sorgenti di Trevi non può che iniziare con (almeno) un breve cenno sull’acquedotto medievale che un tempo raccoglieva le acque di alcune di quelle meravigliose ‘fontane di acqua viva’… E come ogni racconto che si rispetti anche il nostro non può che iniziare dicendo… c’era un tempo un magnifico acquedotto, così antico che nei documenti scritti non si trova traccia della data iniziale della sua realizzazione…

L’acquedotto, lungo circa quattro chilometri, si originava dalle acque della sorgente di Fulcione, a monte di Pigge. Costeggiava i colli, quasi mantenendosi in piano, con una pendenza media del 2,5% e una portata in morbida di almeno 10 l/sec. Prima di giungere al borghetto di Alvanischio, recepiva le acque del Cupo, sorgente captata presso la chiesa di Sant’Arcangelo. Alla confluenza tra le derivazioni delle due sorgenti vi era un fontanile che serviva sia agli uomini, sia per abbeverare il bestiame.
Presso il fosso dei Cappuccini, riceveva le acque di una terza sorgente, detta del ‘Poggio’, che nasce poco a valle di Costa San Paolo. In zona vicina alla ex chiesa di Santa Caterina (di cui oggi si può ammirare il bell’affresco della parete di fondo grazie a un sapiente restauro), nel condotto principale confluivano anche le acque di altre sorgenti, tra cui quella di ‘Veruli’, del ‘Salcio’ e de ‘la Renacciola’. Queste due ultime, in particolare, erano conduttate con un percorso che scendeva lungo la strada delle Coste. A valle della chiesa di Santa Caterina tutte queste acque venivano raccolte in una grande conserva sotterranea. Da questa, in origine, giungevano, con tubi di piombo, alla cisterna della città. Solo in epoca più tarda, s’iniziò a distribuirla in più cisterne, dislocate in vari altri punti di Trevi e in particolare nei palazzi delle famiglie più importanti.
L’opera fu oggetto di restauri conservativi e modifiche in varie epoche successive. Assolse alla sua funzione sin dopo la seconda guerra mondiale. Questo acquedotto, ormai completamente abbandonato, è per taluni tratti, purtroppo, andato distrutto. Per certe porzioni il percorso è ancora ispezionabile, ma ovviamente è assolutamente sconsigliabile per pericolo di crolli e franamenti. Nella porzione finale della Vicinale dei Condotti, ad esempio, è interessato da una rotazione dovuta alla spinta del terreno che ne rende impossibile, e in ogni caso improponibile per motivi di sicurezza, l’accesso. Il condotto si presenta con una larghezza media, espressa in centimetri, di circa 35-40 al fondo, di 65 alla base della volta, per un’altezza di 140 circa.

Il nuovo acquedotto del Clitunno

Con il passare degli anni, sia per l’aumentare dei consumi sia per le periodiche diminuzioni di portata dell’acquedotto dovute a fattori meteorologici, a perdite e danneggiamenti, divenne un grosso problema rifornire la città di Trevi di acqua potabile a sufficienza, un problema che a volte assunse aspetti tragici. A poco valsero la costruzione in città di cisterne per il recupero delle acque piovane dai tetti dei palazzi (a tal fine il 21 dicembre del 1825 fu deciso di installare delle ‘cole’ sui palazzi comunali) o la escavazione di pozzi artesiani nella pianura (nel 1917 ne furono trivellati due per San Lorenzo e Cannaiola).
L’annoso problema si risolse il 21 aprile del 1928 quando entrò in funzione l’acquedotto che, secondo il progetto, «[…] addurrà a Trevi e nelle frazioni del Comune le acque saluberrime sorgenti sotto il Tempio del Clitunno […].» (dalla pergamena murata con la prima pietra d’inizio lavori il 23/12/1923).
L’acquedotto fu progettato e curato nell’esecuzione dall’ing. Monte Giamboni. Il costo preventivato fu di L. 2.856.000, a cui si fece fronte con un mutuo trentennale.
Per le ulteriori spese incontrate in corso d’opera furono accesi altri due mutui: uno di L.600.000 nel 1927 e uno di L. 200.000 nel 1932; con questo si liquidarono tra l’altro L. 25.000 al conte Pucci della Genga per la vendita delle sorgenti al Comune (fatta a suo tempo).
L’acqua è prelevata dalle sorgenti presso il Tempietto del Clitunno (quota m 220 s.l.m.) e pompata fino alla quota di m 450 s.l.m. per essere poi distribuita per caduta.
Grazie a questa opera Trevi e le frazioni di pianura non ebbero più problemi di carenza idropotabile.
Successivamente furono approvvigionate anche le frazioni montane, tramite il collegamento, per caduta, all’acquedotto proveniente da Rasiglia [Carlo Zenobi, Storia di Trevi 1746-1946].

I segnalini coincidono con alcuni dei punti in cui il vecchio condotto è ben visibile, spesso, purtroppo per crolli della volta…---N.B. : each waypoint – ‘little signal’ – coincide with one point where the old conduct is well visible, often, unfortunately, for collapses of the vault…

La traduzione di questo post e di quelli collegati è di Guenda Camilla PICCARDI.

The ancient aqueduct of Trevi

The best way to start a project about the historical sources and springs of Trevi is surely by mentioning the medieval aqueduct that was once collecting the water from some marvellous ‘living water fountains’… and like everywell-known tale we can’t avoid to start by saying… once upon a time there was a magnificent aqueduct, so ancient that it’s impossible to find any record of it’s initial realisation date in any written document…

In the book ‘L’Acquedotto Medievale Di Trevi’ (by O.Stefanucci, 2000), the author dates this aqueduct back to mid 13th Century and he supposes that it could be coeval to the extension of the urban walls (up to ‘arco della Piaggia’) which took place around 1250.

The aqueduct was around 4 kilometres long and it gave rise from the water of the ‘Fulcione spring’, above the residential area of ‘Pigge’. It ran along the hills, almost forming a straight line and it had an average incline of 2.5% and a flow rate (between the maximum and the minimum one) of at least 10 l/sec.
Before reaching the small village of ‘Alvanischio’, it collected the water of ‘Cupo spring’ (situated around ‘Sant’Arcangelo’ church).
At the confluence of the water coming from the two springs there was a trough where of water was used both for drinking and for watering the livestock.
Around the canal of ‘Cappuccini’, this aqueduct collected the water from a third spring, the so called ‘Poggio spring’, which originates just downstream of ‘Costa San Paolo’.
The water coming from other springs like ‘Veruli’, ‘Salcio’ and ‘Renacciola’ merged in the main channel situated close to the former ‘Santa Caterina’ church.
The conduits of these last two springs descended along the ‘Coste’ road.
Downstream of ‘Santa Caterina’ all this water was collected in a large underground cistern and then brought to the main cistern of Trevi through various lead tubes.
The distribution of the water in more than one cistern started only later on with different cisterns located in various locations and mainly around the buildings of the most powerful families.
The aqueduct was restored and modified several times and it was used till after the Second World War.
Today it’s completely abandoned and partially destroyed.
Even though certain portions could still be inspectedthis is however completely forbidden due to the risk of collapses.
Finally we want to mention that the aqueduct had an average width of around 35-45 cm at the bottom, 65 cm at the bottom of the vault and a height of around 140 cm.

The new Clitunno aqueduct

As the years went by, supplying the city of Trevi with enough potable water became a serious problem, which sometimes turned into a tragedy; this was due both to the increase of the consumption and to the recurring reduction of the aqueduct’s flow rate, as a result of weather trends and various damages. Both the construction of several cisterns used to collect the rain water coming from the roofs of the city buildings (for this purpose on the 21st of December 1825, it was decided to install some eaves on the town buildings), and the digging of some new artesian wells in the plain (two wells were drilled in 1917 in ‘San Lorenzo’ and ‘Cannaiola’), made little difference.
The thorny problem was solved on the 21st of April 1928 with the activation of the aqueduct that, according to the project, «[…] will bring the healthy spring water of the Temple of Clitunno to Trevi and to the other little towns of the district. […]» (from the parchment walled up with the first stone which sealed the start of the works on the 23/12/1923).
The aqueduct was designed and accomplished by the engineer Monte Giamboni. The estimated cost was about L. 2.856.000 which had been repaid with a thirty year mortgage.
Other two mortgages were needed to bear the costs: one of L. 600.000 in 1927 and another one of L. 200.000 in 1932; with the latter it was possible to liquidate L. 25.000 to the Count ‘Pucci della Genga’ for the sale of the springs to the Municipality (which took place at the time).
The water is collected from the springs around the little Temple of Clitunno (height mt.220 a.s.l.) and, before it falls down, it is pumped towards an height of mt.450 a.s.l..
Thanks to this work, both Trevi and the towns situated on the plain, didn’t experience any more lack of water.
At a later time even the mountain towns were supplied, thanks to the aqueduct originating from Rasiglia [Carlo Zenobi, Storia di Trevi 1746-1946].

Le coordinate – puramente indicative – sono state rilevate con GPS Garmin Montana 650T e con apposite App per il sistema Android ::: The coordinates – purely indicative – have been detected using a ‘Garmin Montana 650T’ GPS and some specific Android Apps

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