Antichi olivi, i patriarchi verdi del paesaggio olivetato storico

a cura di Tiziana Ravagli & Giampaolo Filippucci

La pianta di olivo può vivere centinaia di anni. Il tronco di olivo invecchiando tende a marcire internamente, in conseguenza e progressivamente le parti esterne ancora vitali si dividono, allontanandosi e ruotando in senso antiorario: l’insieme di tali accadimenti si completa all’incirca nei primi 800 anni di vita della pianta…
(da L’ulivo, albero della luce, incontro con il prof. Alessandro Menghini, Museo della Civiltà dell’Ulivo, Trevi, 6 novembre 2004)
Nella Valle Umbra la coltivazione dell’olivo interessa versanti collinari e pedemontani, spesso molto scoscesi.
Il substrato pedologico prevalente è quello del detrito di falda, caratterizzato da un suolo agrario poco profondo, molto ricco di scheletro e per questo estremamente permeabile e poco adatto a trattenere a lungo l’umidità nel terreno.
Per riuscire a coltivare anche dove la gravità sembra rendere improponibile ogni forma di attività antropica sono state necessarie cure pazienti.
Si è dovuto lavorare su versanti ripidi e sassosi, creare ripiani di sola terra, i ciglioni, o dare forma a piccole terrazze circolari o semicircolari delimitate da muretti a secco, le lunette, o ancora realizzare terrazzamenti usando pietrame a secco e mettendo in opera le pietre, a una a una, con un mestiere antico fatto di precisione, fatica e grande costanza.
Un lavoro essenziale per rendere possibili quelle minime cure colturali di cui questa pianta, pure così frugale, ha comunque bisogno.
Nasce così, da secoli di duro lavoro dell’uomo, il paesaggio olivetato, spesso caratteristicamente gradonato, che oggi definisce inconfondibilmente l’ambiente collinare del nostro territorio.
Il paesaggio olivetato storico è così elemento caratterizzante dell’identità regionale: ci parla di storia e di tradizioni ultrasecolari, ci racconta della sua gente e dell’eccellenza di un olio extravergine di oliva riconosciuto come unico.