Bevagna

A cura di Maria Romana Picuti
BEVAGNA

L’abitato antico di Bevagna sì è sviluppato su di un terrazzo alluvionale circondato dai fiumi Topino e Clitunno. Risalgono al VII – inizi VI secolo a.C. i ritrovamenti di viale Properzio, dove sono stati riportati alla luce un fondo di capanna ed una fornace. Doveva essere pertinente a questo insediamento la necropoli della vigna Boccolini, lungo la via Flaminia, subito dopo la Madonna delle Rose, dove sono state ritrovate tombe a fossa dal ricco corredo (vasi d’impasto, lance di ferro, fibule in bronzo e collane d’ambra). Per il VI-V secolo a.C. altre testimonianze provengono dai santuari dislocati nel territorio, attestati dai bronzetti votivi raffiguranti guerrieri e devoti; uno di essi è stato ritrovato lungo la via Flaminia, non lontano dalla necropoli succitata, altri lungo la fascia montana. Un dono votivo raffigurante un guerriero in assalto è stato scoperto anche presso il lago Aiso.
Nonostante Carlo Pietrangeli nel 1953 e, dopo di lui, molti altri avessero attribuito una notevole rilevanza all’episodio della battaglia di Mevania del 308 a.C., alcuni studiosi ne avevano in seguito messa in discussione la stessa veridicità. In tempi recenti, l’approfondimento delle nostre conoscenze su altre realtà analoghe dell’Italia preromana, ha permesso di ridare concretezza alla notizia di Livio e di riconoscere in Mevania il centro religioso di riferimento di buona parte del popolo umbro. Significativo è a questo proposito il confronto con il Fanum Voltumnae, il santuario della massima divinità etrusca, Tinia-Voltumna, presso Volsinii, attuale Orvieto, dove si riunivano le città etrusche, i duodecim populi della tradizione. A Mevania un consistente numero di testimonianze epigrafiche attesta infatti una singolare concentrazione di cariche pubbliche e sacerdotali, che ne confermerebbe la centralità, sia per il periodo preromano, sia per quello romano repubblicano. Dalla vigna Boccolini proviene, ad esempio, un coperchio di sarcofago decorato con due grifi alati, ora al Palazzo dei Consoli a Gubbio, datato al fine del II secolo a.C., dove l’iscrizione, in lingua umbra, tramanda il nome di un Aufidius, che fu uthur (auctor in latino), il più alto magistrato delle città umbre. A questo documento si aggiunge una meridiana, un orologio solare rinvenuto nei pressi della Madonna del Core, una zona in antico ancora ricompresa all’interno delle mura. Datata alla fine del II – inizi del I secolo a.C., essa reca un’iscrizione in lingua umbra, in cui si dice che a curare la realizzazione dell’orologio furono Nortinus e Aufidius, in qualità di “questori del farro”, presumibilmente due sacerdoti, forse legati ad un culto comune a tutto il popolo umbro, non solo mevante, così come ipotizzato sulla base del confronto con analoghi sacerdozi noti dalle Tavole eugubine, il più importante documento iscritto degli Umbri. Anche un altro testo epigrafico mevanate riporta un’altra antica magistratura umbra; esso proviene da Montefalco, territorio un tempo appartenuto a Mevania. Il frammento appartiene ad una base eretta in onore di un patrono municipale, che, tra le altre, ricoprì la carica di marone. A Bevagna è stato ritrovata anche una dedica, posta nel I secolo a.C., ad A(ulus) Rubrius, un mevanate che presenta il titolo di aruspice di Volsinii. L’aggettivo volsiniense permette, con buona probabilità, di identificare Aulo Rubrio, mevanate d’origine, quale rappresentante del popolo umbro alle celebrazioni del Fanum Voltumnae. Le fonti attestano che Umbri ed Etruschi sono alleati contro Roma nel corso delle guerre del IV-III secolo a.C. e conosciamo gli antichi rapporti transappenninici che collegavano l’Etruria agli scali sul mare Adriatico, dove affluivano i prodotti dalla Grecia, e l’influsso che questi ebbero sulle popolazioni umbre che vivevano lungo tali direttrici. Anche i documenti epigrafici, dal canto loro, confermerebbero la presenza di famiglie etrusche, che qui si trasferirono, soprattutto dalla metà del III secolo a.C., quando Volsinii – Orvieto, venne distrutta dai Romani. A partire da quel momento, sarà soprattutto Perusia che assumerà un ruolo guida nella valle Umbra e la sua influenza sarà particolarmente evidente, in campo artistico, nelle urnette cinerarie di produzione locale, ascrivibili al II-I secolo a.C., che riprendono da quelle perugine, tipologia e repertorio decorativo. In questa prospettiva acquista particolare rilievo anche il nome antico del Topino, il Tinia – attestato da Strabone, Plinio il vecchio e Silio Italico -, nome che s’identifica con quello della massima divinità etrusca, il Tinia-Voltumna venerato nel santuario etnico degli Etruschi e che si è tramandato nel Timia, un tratto di fiume, a valle di Bevagna, in cui il Clitunno e il Teverone mescolano le proprie acque prima di gettarsi nel Topino.
I ritrovamenti fortuiti attestano nel territorio bevanate una fitta rete di ville, insediamenti rustici e villaggi, a volte indiziati esclusivamente dalla presenza di aree di sepolture, per lo più dislocati lungo i fianchi delle colline, ma anche in pianura, in epoca romana bonificata e interessata dalla complessa e capillare pianificazione territoriale che va sotto il nome di centuriazione.

IL MUSEO DI BEVAGNA

Il museo espone una bella collezione di reperti provenienti da scavi o da recuperi occasionali effettuati nell’area urbana e nel territorio di Bevagna; accanto ad alcuni manufatti relativi alle fasi più antiche, quelle del periodo umbro, di cui sono tipici i bronzetti votivi, pregevole è la collezione lapidea che comprende statue e documenti iscritti. Particolarmente significativa è la sezione delle urnette cinerarie provenienti dalle necropoli. Il museo è al momento in corso di riallestimento (2014).

La mappa del territorio con i luoghi di interesse archeologico censiti (clicca sul segnalino per aprire la scheda)

Alcune schede

Bevagna, centro storico, Mevania

Si deve a Plinio il vecchio la notizia sulla cinta muraria in laterizi di Mevania, che l’autore cita per confronto con quella di Arezzo, databile tra il IV ed il III secolo a.C., permettendoci così di attribuire l’impianto di Mevania ad una fase più antica rispetto a quella documentata. Proverebbe l’esistenza di una pianificazione urbana alla fine del II – inizi I secolo a.C., la realizzazione dell’acquedotto cittadino, di cui sono noti alcuni cunicoli e i cippi scritti. Testimonianze monumentali di questo periodo si ritrovano nel complesso sacro di viale Properzio, dove è stata riportata alla luce un’area urbanizzata che presenta due grandi vasche absidate collegate da una rampa basolata, nonché due tesoretti monetali che proverebbero l’identificazione del complesso con un luogo di culto (II secolo a.C. – II secolo d.C.), di recente attribuito a Valetudo, poiché da questa zona proviene la maggior parte delle iscrizioni dedicate a questa divinità. Nel vicino Campo dei frati, poi, a fine Ottocento, s’individuò un tempio che ha restituito alcune terrecotte architettoniche e l’arto superiore ed inferiore di una statua colossale di culto. Per il resto, i monumenti di Mevania s’inquadrano tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C., indizio di una riorganizzazione urbanistica, che coinvolse, in età augustea, le mura urbiche, il teatro, un portico e forse un macellum, questi ultimi noti solo epigraficamente. Alla prima metà del I secolo d.C. devono in fine risalire il tempio che prospetta su piazza Garibaldi e l’imponente sostruzione nell’ex convento dei Domenicani, mentre agli inizi del secolo successivo vanno ascritte le terme, che conservano il bel mosaico a soggetto marino.

Lago Aiso, luogo di culto umbro
Aisillo, luogo di culto romano

LAiso, o Abisso, in località Capro, è un piccolo lago di forma circolare, dove, nel 1774, è stato scoperto un bronzetto votivo (VI-V secolo a.C.) che permette di identificarlo come un luogo di culto d’epoca umbra. Lo specchio d’acqua è legato ad una leggenda, codificata già nel Seicento, che lo dice originato dallo sprofondamento della casa di un ricco contadino, il quale aveva voluto battere il grano il 26 di luglio, festa di Sant’Anna. Poche centinaia di metri dall’Aiso, intorno ad un altro piccolo lago denominato Aisillo, scavi archeologici recenti hanno portato alla luce un complesso sacro d’epoca romana, concepito attorno a quello che si configura come il suo elemento distintivo e che, fin dalle origini, dovette connotare il luogo come sacro: la risorgiva. Questa, monumentalizzata da una vasca circolare, è collocata in posizione enfatica al centro di un portico. Allineati in sequenza lungo il braccio nord del portico sono stati inoltre scavati tre ambienti, due dei quali, con un unico ingresso al centro del lato rivolto verso la vasca e con un basamento poggiato contro il muro di fondo, sono identificati con dei sacelli. Ricchezza e varietà dei reperti (terrecotte architettoniche, statue fittili e in marmo, iscrizioni, ex voto in argento, ceramica e lucerne) testimoniano la grande importanza del luogo legato ad un culto delle acque e la continuità di vita attestata ininterrottamente tra il II secolo a.C. e gli inizi del IV secolo d.C.

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