Spoleto

A cura di Tommaso Mattioli
SPOLETO

Le testimonianze dell’uomo nel territorio di Spoleto nei periodi più remoti sono limitate ad alcune raccolte superficiali di industria litica e ad una sepoltura rinvenuta nell’Ottocento lungo il torrente Marroggia in località Cerque Strette con corredo composto da cinque punte di freccia in selce deposte accanto al defunto, inumato, a sottolinearne il ruolo sociale.
L’occupazione stabile del territorio sembra iniziare nel II millennio a.C. proprio dal colle su cui sorgerà successivamente la Spoleto romana. Frammenti ceramici d’impasto del Bronzo medio, rinvenuti in contesti sconvolti dai grandi spianamenti condotti per la costruzione della Rocca Albornoziana, mostrano come a partire da questa epoca si sviluppi un villaggio capannicolo su una porzione ridotta del Colle Sant’Elia, un luogo vocato all’insediamento poiché ben difendibile, vicino a sorgenti d’acqua e a controllo dei percorsi di accesso alla Valnerina e alla Conca Ternana.
Dal Bronzo finale (XII-X secolo a.C.) fino ad epoca orientalizzante e arcaica (VII-V secolo a.C.) questo originario abitato si estese fino alle balze inferiori del Colle Sant’Elia, nell’area del centro storico attuale mentre la vetta divenne sede di un santuario dal V secolo a.C., come testimoniano alcuni bronzetti votivi schematici caratteristici dei luoghi di culto degli Umbri.
Già dalla fine dell’Ottocento l’archeologo spoletino Giuseppe Sordini aveva individuato nel territorio diverse aree destinate alle sepolture, di cui rimane però incerta la pertinenza a differenti nuclei abitativi: ai piedi del Monteluco oltre il torrente Tessino presso la chiesa di San Pietro, lungo la via di Acquasparta presso il torrente Cinquaglia – ove centinaia di tombe vennero distrutte durante lavori agricoli – in via Cerquiglia, via Sinibaldi e, infine, piazza d’Armi. In quest’ultima località è stato recentemente scoperto un nuovo settore di necropoli databile tra la fine dell’VIII secolo e la metà del VI secolo a.C.
Spiccano due sepolture principesche con corredi di eccezionale ricchezza tra cui alcuni scettri realizzati con una raffinata tecnica che unisce ferro e bronzo, con raffigurazioni antropomorfe e zoomorfe che sottolineano il potere del sovrano locale. L’abitato umbro di Spoleto in questa fase controllava il territorio da cui dipendeva la sua economia attraverso una serie di piccoli recinti fortificati, i cosiddetti castellieri, dislocati sulle alture che dominano le vie di comunicazione e i punti strategici come il valico della Somma, la Forca di Cerro e di Bazzano e la via della Spina.
La romanizzazione fu completata dalla deduzione della colonia di diritto latino di Spoletium nel 241 a.C. e dall’apertura del ramo occidentale della via Flaminia, inaugurata nel 220 a.C. dal console Caio Flaminio per permettere rapidi collegamenti tra Roma e i territori di recente conquista in Italia settentrionale.
La città e il territorio godettero tra il III e il II secolo a.C. di una relativa autonomia e rapporti privilegiati con Roma, grazie anche alla strenua opposizione che Spoleto offrì all’avanzata di Annibale verso l’Urbe durante la seconda guerra punica all’indomani della battaglia del Trasimeno (217 a.C.).
La Lex Iulia del 90 a.C. concesse alla città il titolo di municipium e gli abitanti divennero cives romani iscritti nella tribù Orazia.
Nell’anno 82 a.C. Spoleto, coinvolta nella guerra civile tra Mario e Silla, venne probabilmente saccheggiata ed i sui beni pubblici venduti all’asta.
A causa dei danni subiti dalle devastazioni sillane e da un terremoto che colpì la zona nel 63 a.C. vennero restaurate le mura urbiche: nelle vicinanze di Spoleto in località Castellaccio è stata individuata una delle cave di estrazione dei blocchi utilizzati per tale opera. Nel periodo tra il secondo triumvirato e l’età augustea, la città ed il territorio vennero inclusi nella VI regio Umbria e si avviò allora una imponente riorganizzazione del territorio sia mediante la regimentazione dei corsi d’acqua e la bonifica dalle aree paludose della valle, sia attraverso la ridefinizione delle aree centuriate dopo la deduzione coloniaria nella fertile piana agricola. Dopo un lunghissimo periodo di silenzio delle fonti letterarie, Spoleto viene menzionata per la morte dell’imperatore Emiliano, nel 253 d.C., avvenuta nelle vicinanze della città. Con Diocleziano, che riformerà la suddivisione politica della penisola, Spoleto rientrerà nel distretto della Tuscia e Umbria. Fino a tutto il V secolo la città e il territorio conosceranno un periodo di grande fioritura che culminerà, pur con brevi periodi di crisi, nella nascita del Ducato nel 570 d.C. Di questo periodo le fonti ci tramandano il ricordo di un decreto emanato da Costantino nel 326 d.C. proprio da Spoleto e della presenza in città di Costanzo nel 362 d.C. Si ha poi notizia anche della benevolenza accordata da Teodorico a questa città dove, secondo gli storici locali, si fece costruire una meravigliosa dimora occupandosi anche del restauro delle terme e della bonifica dei terreni impaludatisi nella pianura a nord della città presso la località Madonna di Lugo. Successivamente, tra il 537 ed il 545 d.C., Spoleto è al centro delle operazioni belliche connesse con la guerra gotica. Dopo essere stata conquistata nel 537 d.C. da Costantino e Bessa, generali di Belisario inviati per sgomberare la via per Ravenna, in seguito ad alterne vicende cade nelle mani di Totila nel 545 d.C., il quale si arrocca nell’anfiteatro trasformato per l’occasione in fortezza. Tuttavia Belisario, ricorrendo a uno stratagemma e con l’aiuto delle guarnigioni di stanza a Perugia, riesce a riprendere la città nel medesimo anno.
A Belisario, dopo la riconquista, succedette Narsete, il quale ordinò che venissero riedificati quei tratti della cinta muraria distrutti dai Goti.

La mappa del territorio con i luoghi di interesse archeologico censiti (clicca sul segnalino per aprire la scheda)

Alcune schede

Spoleto, basilica di San Salvatore

La chiesa rappresenta una delle principali testimonianze architettoniche longobarde della Langobardia Minor. L’ispirazione monumentale dei duchi longobardi di Spoleto si manifestò qui nel rifacimento della chiesa nell’VIII secolo.
L’insieme fa parte del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell’arte longobarda, iscritto alla Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel giugno 2011.

Cortaccione-San Beroide, recinto funerario

Il recinto funerario romano (39 x 37 m) è costituito da un muro in opus reticolatum e copertura a grandi blocchi lavorati a bauletto (lorica), con all’interno una camera sepolcrale coperta a botte e tomba in laterizio rettangolare. Nella camera sepolcrale, con pavimento in cocciopesto e pareti intonacate, furono rinvenuti due sarcofagi in calcare locale con lastra di copertura in marmo con resti di un uomo e una donna; sul pavimento due anelli e frammenti di lucerna del III secolo d.C.
L’ingresso al recinto era chiuso da un’ara in posizione orizzontale, ivi deposta quando, dopo la metà del IV secolo d.C., il monumento funerario cadde in disuso; all’esterno dell’ingresso del recinto, sopra un battuto, sono state rinvenute decine di monete degli imperatori Costanzo II, Valentiniano I e Graziano.
Tra l’ingresso e la tomba, una fontana circolare in laterizio composta da un labrum in marmo lunense, struttura circolare in laterizio e cisterna quadrangolare sottostante in cui s’immetteva una fistula aquaria di piombo con marchio di fabbrica, conservata per una lunghezza di m 8,5.

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