Massa Martana

A cura di Matelda Albanesi
MASSA MARTANA

Posto nel cuore dei Monti Martani, ad un’altitudine di 350 m circa, il borgo medievale di Massa Martana si è sviluppato nell’area del Vicus Martis Tudertium, insediamento di epoca romana fondato, in relazione alla sistemazione della via Flaminia (220 a.C.), lungo il ramo occidentale della stessa e all’incrocio con un importante diverticolo diretto, da un lato, verso la via Amerina e, dall’altro, verso il braccio orientale della strada, quello passante per Spoleto. Il nome del centro, che ne sottolinea il legame particolare con Marte, riferisce lo stesso al territorio dell’antica Tuder (Todi), entro cui si collocava al margine nord-occidentale, verso il confine col distretto dell’antica Mevania (Bevagna). Noto dagli itinerari d’epoca romana imperiale come statio (stazione di sosta), il vicus risulta localizzato al di sotto della chiesa di Santa Maria in Pantano che ne riutilizza, in parte, le strutture di carattere pubblico.
Le emergenze archeologiche più significative distribuite nel territorio consistono in infrastrutture (sostruzioni, ponti, chiavicotti) realizzate in funzione del passaggio della via Flaminia, la cui apertura contribuisce a definire il sistema di occupazione e di sfruttamento agricolo del territorio. Tra gli insediamenti rustici, oltre a quello localizzato al di sotto dell’abbazia di Villa San Faustino, con relativa area funeraria, altri sono indiziati da toponimi di tipo prediale (dal latino praedium, fondo). Emerge, unico edificio di culto finora riportato alla luce, il tempio di Case Montecastro, anch’esso collocato lungo la via Flaminia.
Precedentemente all’epoca romana, l’individuazione di abitati d’altura fortificati (castellieri) su alcune cime della dorsale collinare che, con andamento nord-ovest/sud-est, definisce ad oriente il distretto massetano, documenta, già per l’età preromana, l’esistenza di un sistema di insediamenti posti a controllo della viabilità sottostante, ricalcata in parte dal tracciato della Flaminia.

La mappa del territorio con i luoghi di interesse archeologico censiti (clicca sul segnalino per aprire la scheda)

Alcune schede

Santa Maria in Pantano, Vicus Martis Tudertium

Il sito, noto dai vasi di Vicarello, dall’Itinerarium Antonini e dalla Tabula Peutingeriana, a partire dal 2008 è stato oggetto di indagini archeologiche che hanno riportato alla luce strutture dell’età romana repubblicana ed imperiale disposte lungo un tratto della Flaminia. Fondato probabilmente in concomitanza con l’apertura della via, con lo scopo di segnare un incrocio stradale importante tra questa e diverticoli diretti nelle aree del tuderte e dello spoletino, e potenziato successivamente alla costituzione della Colonia Iulia Fida Tuder, in età augustea, il nuovo insediamento accolse la popolazione fino a quel momento sparsa nelle campagne.
Alla costituzione di un centro affacciato su un importante asse viario va presumibilmente associato un notevole sviluppo della comunità, con ricadute in termini economici e produttivi sul territorio facente capo al vicus. I documenti archeologici testimoniano la sopravvivenza del sito fino al V secolo d.C.; l’abbandono in una fase concomitante con la fine dell’impero si associa alla perdita d’importanza del diverticolo occidentale della via Flaminia e dei centri gravitanti sullo stesso, a favore del potenziamento dell’asse orientale passante per Spoletium (Spoleto).

Ponte Fonnaia, ponte romano

La via Flaminia prevede la realizzazione di nuove infrastrutture aventi lo scopo di potenziare e migliorare la percorribilità della strada. Tra queste è il ponte Fonnaia, un grande ponte ad unica arcata utile al superamento delle acque dell’omonimo torrente, affluente del fiume Naia, pensato e costruito in concomitanza con un ponticello minore, posto a pochi metri di distanza dal primo. Il ponte, alto 10 metri e largo 20, risale, nella sistemazione attuale, all’età augustea: l’intradosso dell’arco presenta blocchi squadrati con accenno di facciavista in bugnato rustico, mentre le spalle sono in grossi blocchi di travertino che rivestono un’opera interna a sacco. Caratteristica, condizionata dall’idrografia, l’impostazione fortemente obliqua dell’arco rispetto all’asse stradale della via.

Villa San Faustino, Grotta Traiana, basilica, catacomba paleocristiana

Unica catacomba in Umbria, che conta circa trecento sepolture riferibili alla comunità cristiana del Vicus Martis Tudertium, la struttura, nota fin dal Seicento, è databile tra il IV-V secolo d.C. e presenta una planimetria articolata in un corridoio principale, lungo circa 25 metri ed alto fino a 4, da cui si staccano quattro cunicoli laterali simmetrici, ma di diversa lunghezza. Si dispongono, lungo le pareti dei cunicoli, file di loculi sovrapposti di varie dimensioni, mentre altre tombe sono scavate nel piano. Scavi condotti nel 1997 hanno individuato, presso la catacomba, una piccola basilica paleocristiana connessa all’area funeraria; caratterizzata da un orientamento ad est, pianta rettangolare ed abside semicircolare, la chiesa risulta anch’essa occupata da sepolture, tra cui una tomba monumentale con arcosolio in muratura.

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