Foligno

A cura di Maria Romana Picuti
FOLIGNO

In epoca romana il territorio di Foligno comprendeva ben tre centri abitati: Fulginia, Forum Flaminii e Plestia.
Si deve all’opera dell’erudito Fabio Pontano (1618) la localizzazione della città di Fulginia nella zona di Santa Maria in Campis, nella periferia orientale di Foligno. La città, prima prefettura e poi municipio, è più volte menzionata dalle fonti letterarie e dagli itinerari stradali romani. Sebbene non si abbiano dubbi in merito alla sua localizzazione nella zona compresa tra il Cimitero, la Madonna di Sassonia, via Trasimeno e via Piave, sappiamo ben poco circa la sua estensione, la collocazione del foro e degli edifici pubblici. I ritrovamenti del passato (documenti epigrafici, materiale architettonico, statue), infatti, non sono facilmente collocabili topograficamente.
L’altro centro romano è quello di Forum Flaminii, fondato, all’interno del territorio di Fulginia, alla fine del III sec. a.C., contestualmente all’apertura della via Flaminia (220 a.C.), nella zona di San Giovanni Profiamma, centro che conserva nel nome il ricordo di quello antico; questo nacque come foro commerciale lungo la via, nel punto d’incontro dei due bracci della Flaminia, quello orientale per Spoleto e quello occidentale per Carsulae e Bevagna, con l’intento di porre sotto la sorveglianza di Roma l’economia dell’intero comparto territoriale. Del centro romano, mai scavato con metodi scientifici, abbiamo solo notizie frammentarie.
Nella zona degli altipiani di Colfiorito, meglio nota ed indagata, si localizza, invece, il centro di Plestia. Tre insediamenti di capanne collocati lungo le sponde di quello che fu l’antico lago plestino, nel Piano del Casone, uno in località Capannaccia, uno nei pressi della chiesa di Pistia, sul sito poi occupato dalla città romana, e l’ultimo a Fonte Formaccia, rappresentano le più antiche forme di occupazione del piano (IX-VIII secolo a.C.). Risalgono a questo periodo alcune delle 250 tombe scavate nella necropoli, nei pressi del cimitero di Colfiorito, suddivisibili cronologicamente in quattro fasi: tre preromane ed una legata alla conquista romana. Attraverso l’analisi dei corredi è possibile cogliere i cambiamenti della società plestina nell’arco di sette secoli. Nella prima fase (IX-VIII secolo a.C.), l’omogeneità degli oggetti deposti accanto al defunto – un unico vaso d’impasto e, nel caso delle tombe maschili, un rasoio di bronzo – evidenzia una società ugualitaria. I corredi della seconda fase (VII secolo a.C.) testimoniano invece una prima differenziazione in classi sociali: vi sono, infatti, tombe contenenti armi – a testimoniare che le classi emergenti svolgevano funzioni difensive – nonché materiali etruschi e greci di pregio, qui confluiti attraverso circuiti d’importazione. Nel periodo arcaico (fase III: VI – inizi IV secolo a.C.) si assiste ad una fioritura delle importazioni di oggetti di lusso provenienti dall’Oriente o dal nord Europa e s’intensificano i rapporti con il mondo etrusco, soprattutto con Volsinii (Orvieto). Tipici di tale periodo sono i cosiddetti castellieri, aree fortificate d’altura, munite di una o più cinte murarie, a volte ancora riconoscibili sul terreno, come nel caso di Croce di Casicchio, presso la palude, del Castellaro di Annifo o di Palarne, non lontano da Seggio. La parcellizzazione degli insediamenti è confermata dal rinvenimento delle necropoli (Popola, monte di Franca, Taverne di Serravalle). La cinta fortificata di monte Orve, in opera poligonale, racchiude il più importante centro abitato di tutta l’area, sistemato a terrazze e con la parte sommitale, con funzione di arx, occupata da un edificio templare.
L’importanza strategica del luogo è testimoniata dalla sua rioccupazione, dopo l’abbandono della romana Plestia e durante i primi secoli del Medioevo.
Sulle sponde del lacus Plestinus, a circa 500 m da Santa Maria di Pistia, sorgeva il santuario della dea Cupra, in uso dal V al I secolo a.C., sorto nel punto di passaggio obbligato di una fitta rete di vie di comunicazione. Di questo conosciamo per il momento i reperti dalla stipe votiva, il deposito sacro in cui venivano riposti gli ex-voto donati alla divinità: circa ottanta bronzetti votivi e materiale ceramico di produzione locale e d’importazione.
La stipe ha restituito quattro iscrizioni umbre incise su laminette bronzee del IV secolo a.C., che dovevano essere fissate alla base di doni votivi, così come è possibile cogliere dalle iscrizioni: “questo (è) sacro a Cupra, madre Plestina”. Dell’edificio non rimane traccia, se si escludono i frammenti di terrecotte architettoniche – lastre fittili che rivestivano l’intelaiatura lignea dell’edificio – databili tra la fine del IV ed il III secolo a.C.
Altri santuari sono segnalati sui monti circostanti e, tra di essi, particolare importanza doveva rivestire quello del monte Pennino (q. 1.552), individuato grazie al ritrovamento del deposito votivo. La quarta fase della necropoli (IV secolo a.C. – fine III secolo a.C.) corrisponde alla conquista romana, periodo che comportò contatti commerciali e scambi di idee che segnarono profondamente la società plestina.
La città romana di Plestia è stata individuata, alla fine del Settecento, dall’abate Giovanni Mengozzi, nei pressi dell’antica pieve di Santa Maria di Pistia.
In mancanza di scavi di tipo estensivo, sfugge quale dovesse essere l’estensione del centro e quale fosse l’impianto urbano: forse il nucleo abitato non aveva un grande sviluppo planimetrico, ma, come per realtà appenniniche di tipo analogo, è probabile che fosse costituito esclusivamente da edifici pubblici e che la popolazione continuasse ad abitare in villaggi, retaggio di un modello insediativo proprio del precedente periodo umbro.

MUSEO DELLA CITTÀ A PALAZZO TRINCI

Nello storico palazzo che, tra Tre e Quattrocento, fu la residenza dei Trinci, i signori che tennero la città in qualità di governatori pontifici, è stato allestito il Museo della città ed è conservata un’interessante collezione archeologica, che, proprio con la famiglia Trinci, ha avuto origine. Al nucleo originario appartengono alcune sculture antiche: si ricorderà il rilievo con la raffigurazione del circo e i ritratti romani che vennero impiegati per rappresentare l’allegoria delle sette età dell’uomo. A questo nucleo si sono aggiunte anche altre raccolte messe insieme da collezionisti vissuti tra XV – XVI secolo. Gli altri reperti esposti provengono invece dalla città e dal territorio di Fulginia e Forum Flaminii e, in misura minore, di Plestia. Particolarmente interessante la collezione epigrafica. Tra i più antichi documenti iscritti si segnala quello rinvenuto in San Pietro in Flamignano, non lontano da Sant’Eraclio, fatto erigere, alla fine del III secolo a.C., da due magistrati locali, i marones Tito Foltonio e Sesto Petronio, per celebrare la realizzazione di un’opera pubblica legata all’acqua, da mettere forse in rapporto con l’apertura della via Flaminia; un altro importante documento è il cippo che reca la scritta, “sacro a Supunna”, un terminus, rinvenuto nella zona di Santa Maria in Campis, che serviva a delimitare un’area sacra (fine III – inizi II secolo a.C.).

MUSEO ARCHEOLOGICO DI COLFIORITO

Il museo è stato aperto al pubblico nel 2011 nella nuova, elegante sede appositamente progettata per accogliere i reperti riportati alla luce negli altipiani di Colfiorito. L’esposizione, divisa in sezioni cronologiche, offre uno spaccato della società plestina a partire dal IX-VIII secolo fino al periodo romano.

La mappa del territorio con i luoghi di interesse archeologico censiti (clicca sul segnalino per aprire la scheda)

Alcune schede

Foligno, Santa Maria in Campis, Fulginia

Nella zona di Santa Maria in Campis sono stati scavati i resti di un edificio termale e di altri edifici di tipo abitativo, ora non più visibili (2000), mentre presso il limitrofo complesso della Madonna di Sassonia è stata ipotizzata la presenza del teatro romano e, sull’altro lato di via Rubicone, quella dell’anfiteatro. Due aree di necropoli sono state riportate alla luce presso il Cimitero e in piazza Risorgimento – via Vitelli. Due importanti complessi residenziali, a ponte Antimo e presso via Sante Costantini, si distinguono per la ricchezza della decorazione musiva; quelli provenienti da quest’ultima domus sono ora conservati nel Museo della città. In attesa che venga realizzato il parco archeologico di Fulginia sono attualmente visibili i resti della già menzionata domus di via Sante Costantini e della strada romana e del monumento funerario riportati alla luce in piazza Risorgimento.

San Giovanni Profiamma, Forum Flaminii

Nei pressi della chiesa medievale di San Giovanni sono stati riportati alla luce, e poi ricoperti, i resti di una grande fontana ad esedra, all’interno della quale era esposta l’immagine di Livia, moglie dell’imperatore Augusto e madre di Tiberio; un edificio termale risalente alla prima età imperiale ed una basilica cristiana, databile intorno al VI sec. d.C., che conservava una bella pavimentazione in mosaico, ora visibile al Museo della città. L’importanza del centro perdurò anche in epoca tardoantica, come attesta la menzione di Forum Flaminii fra le più antiche sede vescovili dell’Umbria. Nella bella chiesa romanica sono riutilizzati alcuni manufatti romani ed un sarcofago d’epoca tardoantica.

Colfiorito, Santa Maria di Pistia, Plestia

Di fronte la pieve di Santa Maria di Pistia è stato rimesso in luce un edificio porticato in opera quadrata, probabilmente d’epoca repubblicana, ancora in parte visibile all’interno della chiesa; nell’edificio di culto è anche conservato un cippo con dedica all’imperatore Costantino, posto dal consiglio del municipio in segno di gratitudine per i benefici ricevuti. Sul lato opposto della strada per Pieve Torina si sviluppava il resto dell’insediamento antico; particolarmente interessante è una domus ad atrio databile alla seconda metà del I secolo a.C., ma che dovette rimanere in uso fino al IV secolo. L’ingresso, in corrispondenza del foro cittadino, era affiancato da un sacello, interpretato come sede del culto dei Lares Publici: al suo interno, resti di cenere e di ossa sono stati attribuiti ad un sacrificio purificatorio. La presenza del sacello e la ricchezza del complesso lasciano ipotizzare che si trattasse di un edificio pubblico (domus publica). Altri resti di edifici sono pertinenti a terme, mentre il grande recinto situato alle spalle della domus è stato interpretato come foro pecuario (mercato per le greggi).

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