Roverella – Spello, la Chiona, prima traversa di via San Fortunato

1024 680 Patriarchi Verdi. Itinerari in Valle Umbra
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Nome botanico della specie: Quercus pubescens Willd.
Nome popolare con cui l’albero è conosciuto localmente: la cerqua de Maria
Circonferenza tronco: 4,1 m
Altezza pianta: 30,0 m (stimata)
Ampiezza chioma: 25,0 m
Età: non conosciuta, sicuramente plurisecolare
Stato di salute (a vista): molto buono
Altitudine (m s.l.m.): 251
Rilevatore/autore della scheda: Giampaolo Filippucci, Tiziana Ravagli

Seguendo la via di Francesco – via di Roma nel tratto che da Spello prosegue verso Foligno, superata la chiesina della Trinità, si attraversa il torrente Chiona. Qui la strada volge decisa verso destra. Se all’altezza di quello che è stato uno dei campeggi più rinomati dell’Umbria si getta lo sguardo verso monte, non si può non rimanere affascinati dalla presenza di una vecchia quercia: è la quercia della signora Maria. Una roverella come tante altre, più o meno grandi e dalle chiome più diverse, ma che è divenuta nel tempo elemento primario dell’ambiente rurale in cui vive: una volta inserita nel più classico dei paesaggi agrari, oggi è il centro vitale del giardino di casa Angelini. La struttura della chioma è caratteristicamente a candelabro: probabilmente perché da giovane, come dicono i vecchi della zona, è stata ‘cimata’ per usare il fogliame come foraggio. La mamma degli attuali proprietari, la signora Maria, ci ha raccontato che sulla ‘crocionata’ dell’albero (l’impalcatura, il punto della pianta ove il tronco si divide nei rami) si usava sistemare in bell’ordine le cassette piene di mele per la migliore conservazione dei frutti, che erano così protetti, grazie alla fronde, dal sole e dalla pioggia. Alla domanda: «Ma le mele non venivano mangiate dai topi?» la signora Maria risponde, sorridendo: «Fiji mia, a quei tempi i gatti facevano il loro dovere…». Ricordiamo, per inciso, che una volta nei frutteti familiari erano presenti diverse varietà di meli, scelte in base al tempo di maturazione dei frutti, così la raccolta era assicurata da fine primavera-inizio estate (con le mele di San Giovanni) sino al tardo autunno.

Ringraziamo la famiglia Angelini, e in particolare la signora Maria, per la squisita disponibilità e collaborazione.

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