Roverella – Assisi, via San Masseo

768 1024 Patriarchi Verdi. Itinerari in Valle Umbra
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Nome botanico della specie: Quercus pubescens Willd.
Circonferenza tronco: 4,35 m
Altezza pianta: 26,0 m (stimata)
Ampiezza chioma: 26,0 m (stimata)
Età: secolare
Stato di salute (a vista): buono (annotiamo semplicemente la presenza di qualche ramo secco, da potare, che si può considerare fisiologico tenuto conto della vetusta età dell’esemplare)
Altitudine (m s.l.m.): 250
Rilevatore/autore della scheda: Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Tiziana Ravagli

La grande quercia secolare si trova in una proprietà privata, nelle vicinanze di un piccolo gruppetto di abitazioni; un tempo era parte integrante del patrimonio rurale del podere Bastianini. Cogliamo l’occasione per ringraziare gli attuali proprietari che ci hanno permesso di censire la pianta per la pubblicazione.

Punti di interesse

Poco a nord si trova San Masseo, che oggi ospita il Monastero di Bose, con l’omonima fraternità monastica fondata da Enzo Bianchi. Per inciso, ricordiamo che la denominazione ‘Bose’ deriva da una località abbandonata del Comune di Magnano sulla Serra di Ivrea, dove il fondatore si recò per meditare e con la volontà di dare avvio a una nuova comunità. Nell’insieme questi luoghi rappresentano un’oasi di tranquillità immersa nel verde degli ulivi, ove vivere appieno la spiritualità umbra. Di fronte, la città di Assisi con un panorama che non può che suscitare stupore e ammirazione.

San Masseo è una chiesa di antiche origini annessa a un monastero benedettino: chiesa e complesso monastico furono fondati nella seconda metà dell’XI secolo.  Nel 1503 fu incorporato ai beni dell’Abbazia di San Pietro in Assisi, mentre precedentemente apparteneva all’Abbazia di Sassovivo.
Incontriamo San Masseo salendo da Rivotorto verso Assisi, lungo via Francesca e poi lungo via Petrosa (con una piccola deviazione verso oriente in via San Masseo). Un luogo che potrebbe avere ospitato anche san Francesco nel suo peregrinare continuo per pregare e confortare gli ultimi, ricordando che proprio i benedettini garantirono in più occasioni il loro appoggio al Santo dei poverelli e ai suoi confratelli.
Interessante è anche il nome ‘san Masseo’ che deriverebbe da ‘san Matteo Evangelista’, santo a cui la chiesa fu inizialmente dedicata, trasformatosi poi in ‘san Masseo’ per corruzione del nome originario nel dialetto locale.
Il vecchio complesso benedettino è stato oggetto di un importante restauro da parte della Comunità di Bose: di particolare interesse è la cripta romanica che conserva alcuni elementi dell’antica, e ormai in gran parte perduta, struttura originaria.

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