Salice – Foligno, Verchiano (bivio Curasci)

1024 768 Patriarchi Verdi. Itinerari in Valle Umbra
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Nome botanico della specie: Salix alba L.
Circonferenza tronco: non misurabile a causa della vegetazione infestante che circonda la pianta, rami caduti e altri appoggiati al suolo
Altezza pianta: 18,0 m (stimata)
Ampiezza chioma: 18,0 – 20,0 m
Stato di salute (a vista): non buono/cattivo (varie branche della ramificazione principale e diversi rami rotti, alcuni rami secchi e altri appoggiati al suolo; ha sicuramente risentito negativamente anche degli ultimi eventi meteo avversi di questa estate 2018)
Altitudine (m s.l.m.): 898
Rilevatore/autore della scheda: Giampaolo Filippucci, Tiziana Ravagli
Segnalato da: Angelo Velatta

Aggiornamento

Il vento forte che ha caratterizzato le condizioni meteo degli ultimi giorni dell’inverno 2018-2019 ha finito di sconquassare il vecchio salice, di cui, però, sembra rimasta ben viva ancora una branca che pare voler resistere a tutto.

Di questo salice (che forse non ci sarà più) ci piace raccontare la nascita, che sembra una favola antica. Ci è stata narrata da Alessandro, un bravissimo allievo della Scuola Primaria di Casenove. L’albero è stato piantato come ‘croce dei campi’ (o ‘croce di giglio’) all’interno del terreno in cui vegeta (o forse, viste le condizioni, chissà, in cui vegetava..) dal bisnonno (o da un bis bisnonno, in pratica un arcavolo) di un suo amico, come augurio di buon raccolto nel giorno della festività della Santissima Croce.
Una volta nelle nostre campagne vi era questa bella tradizione: sulla sommità tagliata di una canna oppure, come nel nostro caso, di una talea di salice, erano infilate delle palme benedette e, spesso, anche una candela (benedetta in occasione della festa della Candelora), realizzando in tal modo le cosiddette ‘croci dei campi’.
La talea, grazie alla presenza di acqua, deve aver trovato ottime condizioni per vegetare al meglio, tanto da diventare il grande salice… che forse non c’è più!

Un grazie speciale ad Alessandro e a tutta la Primaria di Casenove!

Questo salice, seppure evidentemente sofferente con rami spezzati, secchi, rotti e anche adagiati sul terreno agrario quasi a sorreggerne la senescente maestosità, merita una citazione per la bellezza originaria della pianta, ancora ben intuibile, e perché si trova in una posizione magnifica; per dirla con le parole che ci ha scritto Angelo Velatta, quando ci ha segnalato questo salice: «il posto è veramente molto bello e quella radura ‘annuncia’ grandi e suggestivi itinerari (poco distante è la Selva di Civitella, per esempio; ma raggiunta la sella si può arrivare anche a Croce di Roccafranca, a San Salvatore, a Caposommiggiale, e da qui scendere al Soglio per il Beato Giolo, aggirando il Monte Jugo)».
Non dobbiamo aggiungere altro, se non un grande ringraziamento ad Angelo Velatta per la sua collaborazione che per noi è diventata imprescindibile!

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