Cipresso comune – Cannara, cimitero civico monumentale

512 512 Patriarchi Verdi. Itinerari in Valle Umbra
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Nome botanico della specie: Cupressus sempervirens L.
Circonferenza tronco: 1) 4,0 m (misurato subito prima che il tronco si divida in più branche principali); 2) 3,8 m; 3) 3,5 m; 4) 3,0 m
Altezza pianta: 1) 22,0 – 23,0 m (stimata) (anche per questi bei cipressi del cimitero di Cannara, evidenziamo la difficoltà a procedere nelle misurazioni per la conformazione del terreno e la distribuzione delle piante e delle sepolture); 2) 26,0 m (stimata)3) non misurata (per non calpestare il suolo che ricopre alcune tombe a terra); 4) > 20,0 (stimata) (per oggettive difficoltà a procedere con misurazioni realmente attendibili)
Ampiezza chioma: 1) 11,0 m (stimata); 2) 3,8 m (stimata); 3) non misurata (come nel caso dell’altezza, per rispetto delle tumulazioni a terra); 4) non misurata (ritenuta poco significativa poiché la chioma è stata ridotta sul lato che affaccia verso una cappellina sepolcrale)
Stato di salute (a vista): 1), 2), 3) buono; 4) discreto/non buono (la metà (circa) inferiore della chioma è evidentemente seccaginosa)
Altitudine (m s.l.m.): 195
Rilevatore/autore della scheda: Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Raffaello Ravagli, Tiziana Ravagli

Entrando nel cimitero di Cannara, la prima cosa che ci ha colpiti è stato l’ordine e, contemporaneamente, la sensazione di austero raccoglimento a cui il luogo inevitabilmente invita. Subito dopo… ecco ammaliarci i grandi cipressi: piante che svettano ben oltre i muri di cinta e che hanno condotto noi, cercatori di patriarchi verdi, a entrare per compiere una visita con grande rispetto, richiamati da lontano dalle chiome elevate e scure: «Stavano neri al lume della luna/gli erti cipressi, guglie di basalto…» [G. Pascoli,‘La civetta’, Myricae 1903].
Ordinati filari di tanti cipressi, alcuni dei quali rapiscono lo sguardo con la loro monumentalità: veri patriarchi verdi che vegliano sulle spoglie mortali di chi, in questo luogo, è stato seppellito e vi riposa in pace.

UNA ANNOTAZIONE SULL’ETÀ DEI CIPRESSI. Per le notizie storiche ci sono stati di grande aiuto il geometra Osvaldo Casagrande Biagioni Abbati del Comune di Cannara e il signor Mario Scaloni memoria storica della comunità cannarese, che ringraziamo per la loro gentile collaborazione. Mario Scaloni riferisce che alla p. 190 del volume Origini e vicende di Cannara e dintorni (1976) si legge:
«[1921] fu ampliato il cimitero secondo il progetto dell’ing. Romolo Raschi. In fondo fu costruita una serie di loculi con loggiato e i quadri delle tombe comuni e quelli destinati alle cappelle private vennero delimitati con alte bordure di bosso, intercalate da numerosi cipressi».
Sembrerebbe, pertanto, che i cipressi siano stati piantati nel corso dei lavori del 1921 ma, sempre secondo il signor Scaloni, qualche dubbio lo pone la visione di alcune foto di quel periodo dalle quali è evidente che alcuni cipressi posti alle due parti esterne dell’ingresso del cimitero e lungo il viale centrale dello stesso sono già alti. È, dunque, possibile che alcuni esemplari siano stati piantati in anni precedenti.

Curiosità botaniche

In un incontro dedicato agli alberi monumentali, una signora ci chiese se sapevamo come mai i CIPRESSI fossero stati scelti come piante dei cimiteri. Non sappiamo se abbiamo dato la risposta più corretta o la migliore possibile. Abbiamo però ricordato, per averlo letto chissà quanto tempo addietro, che uno dei motivi è probabilmente legato alla struttura radicale dei cipressi che si spinge in profondità senza espandersi troppo lateralmente. In tal modo gli esemplari possono crescere senza danneggiare con le loro radici le strutture murarie vicine. Entrando in ambiti decisamente meno botanici, una leggenda ricorda che un angelo donò a Set, terzo figlio di Adamo ed Eva, tre semi. Set li prese e li pose sotto la lingua del padre, appena morto, prima di tumularlo. Da quei semi nacquero tre alberi: un cedro (in qualche versione una palma), un olivo (in alcune narrazioni un pino) e, infine, un cipresso, legni che sarebbero poi serviti alla costruzione della nave di Re Salomone e della Croce di Cristo; legni odorosi e praticamente immarcescenti, così strettamente connessi ai concetti di morte e rinascita. Cercando in rete, abbiamo tuttavia letto che quattro schegge della Croce (su un totale di dieci frammenti, documentati dagli imperatori bizantini), provenienti da Santa Croce in Gerusalemme a Roma, da Notre Dame di Parigi, dal Duomo di Pisa e da Santa Maria del Fiore a Firenze, furono analizzati al microscopio, concludendo che «I pezzi vengono tutti da legno di olivo» [‘Vera Croce’, it.wikipedia.org, 9 gennaio 2019, che richiama in nota W. Ziehr, La Croce, Stoccarda 1997, p. 63]: avendo visitato vari luoghi della Palestina e di Israele, francamente, la cosa non ci stupisce.

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